Il Calendario Romano - Il Sapere Storico. De Historia commentarii

Il Sapere Storico
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Aprilis (Aprile)

Il Sapere Storico. De Historia commentarii
Pubblicato da Andrea Contorni R. in D-Aprile · 25 Gennaio 2021
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Venere, adagiata sulla conchiglia marina, dipinta in un affresco di Pompei.

Nel calendario antico-romano, Aprile è un mese tutto al femminile in cui la vitalità della Natura sboccia lussureggiante. È dedicato principalmente a Venere, Dea della bellezza e dell'amore, ma anche a Cerere, Dea della terra e della fertilità, a Tellus, protettrice della fecondità, a Pale, protettrice degli allevatori e del bestiame, a Robigo, Dea della ruggine del grano e a Flora, Dea della fioritura. Queste Dee sono tutte forme ed espressioni minori della Grande Madre Dea Cibele alla quale venivano tributate feste solenni, che comprendevano i Ludi Megalenses, dal 4 al 10 del mese. Il primo giorno di Aprile, (Veneralia), le matrone eseguivano riti segreti in onore di Venere Verticordia per acquisire le arti dell'amore ma anche per difendersi dalle passioni nate fuori dal matrimonio. Il 12 segnava l'inizio dei Cerealia: otto giorni dedicati a Cerere per invocare l'abbondanza della terra. Il 15, giorno dei Fordicidia (da "fordus" - pregno), i Pontefici offrivano a Tellus delle vacche pregne per chiedere prosperità. Il 21, "Dies Natalis Romae", ricadevano anche i Palilia, in onore di Pale, in cui le greggi venivano purificate attraverso precisi rituali. Roma stessa è una Dea oltre che una città e andava onorata come tale. I Robigalia ricadevano il 25: si tenevano in un bosco sacro e i riti intendevano scacciare sia le malattie del grano che le ruggini dell'uomo, tra cui l'invidia e la gelosia. Aprile si chiudeva con le feste Floralie nelle quali venivano compiuti riti pubblici nel segno della gaia licenziosità. Si organizzavano spettacoli teatrali e divertimenti di ogni sorta.

I Robigalia

I Robigalia erano una festivistà antico-romana che si svolgeva il 25 aprile di ogni anno. Era dedicata a Robigus, Dio della Ruggine del Grano e/o a Robiga, sua consorte. Sussistono diverse incertezze riguardo questo culto. Gli autori più antichi indicavano questa divinità come maschile. In età imperiale, a partire da Ovidio, la percepirono come femminile. La Dea Robigo rientrò così tra tutte quelle divinità femminili festeggiate in aprile e assimilate nel culto della Grande Madre Cibele. Tale cambiamento di sesso potrebbe essere avvenuto anche per far corrispondere il genere della divinità con quello del nome "robigo-robiginis" ("ruggine") che in latino è femminile. Diversi studiosi ritengono invece che non esistessero affatto le divinità della ruggine, in quanto i romani non onoravano con feste Dèi malvagi. In aprile le spighe del grano cominciano a formarsi; i romani pertanto organizzavano una solenne processione. Una lunga colonna di persone vestite di bianco, guidate dal "flamine quirinale" si dirigeva al bosco sacro di Robigus, locato al quinto miglio della via Clodia. Qui il sacerdote sacrificava una cagna e una pecora di due anni, chiedendo alla divinità di assicurare dei buoni raccolti e di non far ammalare il grano. La festa si concludeva con delle corse e altri giochi ginnici in onore della divinità. Ovidio ci spiega il significato di questo rituale. Nello specifico il sacrificio di un cane era necessario in quanto Robigo era una divinità infere e l'animale era appunto legato a questo contesto. Inoltre quando Sirio, la Stella del Cane, appare in cielo dovrebbe iniziare la stagione calda con il pericolo che le messi maturino troppo presto. Questo pericolo andava ovviamente scongiurato. I Robigalia sono transitati nel Cristianesimo attraverso le Rogazioni maggiori che si tengono il 25 aprile del calendario cristiano con preghiere, atti di penitenza e processioni propiziatorie sulla buona riuscita delle seminagioni.



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