Il Calendario Romano - Il Sapere Storico. De Historia commentarii

Il Sapere Storico
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Ianuarius (Gennaio)

Il Sapere Storico. De Historia commentarii
Pubblicato da Andrea Contorni R. in A-Gennaio · 26 Gennaio 2021
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Rappresentazione di Giano a sinistra e "La sorgente" dipinto di Jean-Auguste-Dominique Ingres a destra.

Ispirato dalla ninfa Egeria, Numa Pompilio portò i mesi lunari da dieci a dodici anteponendo Gennaio e Febbraio a Marzo. Gennaio deve il suo nome a Giano, una delle divinità più antiche del pantheon romano. È un Dio arcaico di origine italica, considerato iniziatore del mondo e creatore della Civiltà. La leggenda narra che fu il primo re del "Latium", un sovrano primordiale che donò al suo popolo pace e prosperità. Giano accolse Saturno, spodestato dal figlio Giove, dividendo il potere con lui e ricevendo in cambio la facoltà di vedere sia il passato che il futuro. Le due divinità insegnarono ai popoli italici, la coltivazione della terra e la vita in comunità. E quando vennero i nemici, Giano protesse le sue genti facendo sgorgare dal terreno una sorgente di acqua bollente. Pertanto Giano è il Dio degli Inizi, delle sorgenti e delle porte, tre aspetti apparentemente diversi ma legati da una simbologia comune. La sorgente rappresenta il passaggio dell'acqua dal mondo sotterraneo e nascosto alla superficie. La porta è il punto di unione che consente il passaggio da un spazio all'altro. Ogni nuovo Inizio è un momento sacro di passaggio tra ciò che appena finito e ciò che sta per iniziare. Questa unione indissolubile è confermata proprio dall'amicizia tra Saturno e Giano. Il ciclo dell'anno si chiude con Dicembre, il mese di Saturno, per riprendere con Gennaio, il mese di Giano. Il momento del passaggio diviene fondamentale nell'ottica di uno straordinario moto eterno e perpetuo dove la memoria del passato costituisce ogni volta la base del futuro. La forza cosmica che permette l'emersione dell'acqua dal mondo invisibile a quello visibile e che consente il passaggio da una situazione all'altra, unisce due spazi e di conseguenza unisce due tempi. Per questo motivo Giano è raffigurato bicefalo: un volto guarda al passato, l'altro al futuro e il momento di passaggio è rappresentano dal Dio stesso. Nel Foro Romano, venne innalzato ai tempi di Numa Pompilio, un tempio dedicato a Giano. Aveva un arco a due ingressi e la statua della divinità era posta al centro del passaggio. Il tempio veniva chiuso in tempo di pace e aperto in tempo di guerra in modo tale che Giano potesse attraversarne le porte per portare soccorso ai Romani in caso di bisogno...

Giuturna, la ninfa delle Fonti...

Giuturna è una ninfa delle fonti appartenente alla mitologia romana. Virgilio nell'Eneide la considera figlia di Dauno e sorella di Turno, re dei Rutuli. Giuturna è stata amata da Giove; dal padre degli Dèi ha ricevuto l'immortalità e il dominio sui corsi d'acqua. Ella spinse il suo popolo a rompere la tregua con i troiani, arringando l'esercito dopo aver assunto l'aspetto del defunto Camerte, valoroso signore di Amyclae. Tentò in tutti i modi di salvare il fratello dall'esito avverso del duello con Enea. Disperata, fu costretta a farsi da parte, rispettando il volere di Giove. Il culto di Giuturna si attestò in origine nell'antica Lavinium per poi giungere a Roma in età monarchica. Nell'Urbe divenne la divinizzazione di una sorgente collocata nel Foro, vicino la casa delle Vestali: il "Lacus Iuturnae" era ritenuto miracoloso. Nel 241 a.C. le venne dedicato un tempio nel Campo Marzio in seguito alla vittoria di Lutazio Catulo contro i Cartaginesi nella Battaglia delle Isole Egadi. Il nome "Giuturna" potrebbe derivare da "Turno" o da "iuvare" (aiutare). Sembra che in origine fosse "Diuturna", che significa "durevole", probabilmente in riferimento all'eternità dello scorrere dell'acqua di sorgente. Nel corso dei secoli Giuturna perse i connotati della dea per assumere quelli della ninfa. La ritroviamo sposa di Giano, (legato simbolicamente alle fonti), e madre di Fons, Dio maschile delle fonti. Le feste "Iuturnalia" ricadevano l'11 Gennaio. In quel giorno era propizio visitare una sorgente per gettarvi un fiore. Si scongiurava in tal modo la siccità, (dal latino siccus, col significato di secco, arido), legata all'assenza di pioggia ma anche al cattivo esito di imprese e affari che si intraprendevano nel corso dell'anno.



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