Il Calendario Romano - Il Sapere Storico. De Historia commentarii

Il Sapere Storico
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Maius (Maggio)

Il Sapere Storico. De Historia commentarii
Pubblicato da Andrea Contorni R. in E-Maggio · 25 Gennaio 2021
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Rappresentazione di sacrificio a Mercurio, figlio della dea Maia, in un mosaico di epoca romana.

Maggio è un mese misterioso dedicato al fuoco sotterraneo e ai morti senza sepoltura (Lemuri). L'energia del mese di Marzo ha dato forza vitale alle gemme, quella di Aprile le ha fatte esplodere nei mille fiori e colori della Natura. Ma al di sotto della nascita e della generazione è come se ci fosse un invisibile fuoco sotterraneo, donatore di una potente energia ancestrale. Una forza misteriosa che si ritrova nella Dea stessa che "presiede" il mese di Maggio; Maia è Dea della fecondità e del risveglio della Natura in primavera. La dea latina è di origini antichissime e solo in seguito sembrerebbe essere stata assimilata alla dea greca che porta lo stesso nome, madre di Ermes e figlia di Atlante e Pleione. La Maia latina è una divinità ctonia, cioè sotterranea e connessa a Vulcano, Dio del fuoco e della forgia. La leggenda voleva che ogni primo Maggio, proprio Vulcano offrisse una scrofa gravida in sacrificio a Maia. Questa Dea rientra nella concezione romana tutta femminile della Grande Dea Madre, già festeggiata in Aprile nelle sua varie espressioni legate alla produttività della Natura e al ciclo vitale dell'esistenza. Maia infatti era appellata anche come "Magna Mater" e "Stata Mater" perché dotata del potere di arrestare il fuoco. A Roma il primo giorno di Maggio era dedicato alla Bona Dea, divinità protettrice delle donne e di tutte le attività legate al mondo femminile. I riti venivano compiuti dalle matrone in onore di Fauna Bona Dea, perché in origine l'attributo "Bona Dea" era della ninfa Fauna, sorella e moglie del Dio Fauno. Solo in seguito Ella assunse i caratteri di una Dea a se stante, venerata anche come indovina e chiromante. Ai festeggiamenti dedicati alla Bona Dea, che includevano anche riti magici ed esoterici, partecipavano solamente le matrone, le ragazze nubili e le Vestali. Di riflesso con il retaggio pagano, il Cristianesimo ha dedicato Maggio alla Madonna. Nei giorni 9,11 e 13 si compivano i Lemuria o Lemuralia, feste che servivano per esorcizzare gli spiriti dei morti. I Lemuri erano infatti spiriti inquieti che potevano perseguitare i vivi. La tradizione attribuiva a Romolo l'istituzione di questa festività per placare lo spirito del fratello Remo da lui ucciso.

I Lemuria

Maggio è il mese misterioso del fuoco sotterraneo e dei morti privi di sepoltura. Il 9 è il primo dei giorni dedicati ai Lemuri, (dal latino "lemures", spiriti della notte): sono anime che non riescono a trovare riposo a causa di una morte violenta o di una mancata sepoltura. Spiriti senza pace che vagando tra i vivi, li tormentano fino a portarli alla pazzia. La padrona di questi "fantasmi" è la Dea Ecate che regna sui demoni malvagi, sui cicli lunari e sulle ombre della notte. Fu Romolo a istituire i Lemuria perché tormentato dallo spirito del fratello Remo, da lui ucciso. Nell'antica Roma, durante i Lemuria, non si potevano celebrare matrimoni e i templi rimanevano chiusi. All'interno delle abitazioni, era compito del "pater familias", placare queste anime tormentate, celebrando un rito molto particolare. In piena notte, il capo famiglia usciva a piedi nudi sulla soglia di casa. Dopo essersi purificato con acqua, voltava il capo e scagliava alle sue spalle per nove volte delle fave nere. Tutta la gestualità era accompagnata da formule rituali propiziatorie. Si credeva che i Lemuri raccogliessero le fave. Infine il "pater familias" batteva su uno scudo di bronzo, dicendo: "Ombre, andatevene". Il rito andava ripetuto anche nei giorni 11 e 13. I Lemuri non vanno confusi con i Lari. Questi sono gli spiriti protettori degli antenati defunti che, secondo la religione romana, vegliavano sul buon andamento della famiglia. Le loro statuette o rappresentazioni trovavano posto all'interno del "lararium", un tabernacolo sacro destinato al culto domestico.

Il Rito degli Argei

Parliamo di un rito antichissimo e dalle origini incerte. Si teneva ogni 14 Maggio. Quel giorno, una processione solenne composta dai sacerdoti "flamini" del culto di Giove Capitolino, da magistrati pretori e dalle Vestali si recava al Sublicio, il ponte più antico di Roma a sud dell'Isola Tiberina, legato al mitico episodio di Orazio Coclite al tempo dell'assedio dell'etrusco Porsenna. In quel luogo, dinanzi al popolo raccolto in silenzio, venivano gettati nel Tevere 24, 27 o 30 fantocci di giunchi con piedi e mani legati. Il rito era propiziatorio per i raccolti, in onore della Dea Maia e del fuoco sotterraneo alla base della generazione delle nuove messi. Persino gli storici latini erano dubbiosi su questo rituale. Forse era legato appunto a Ercole e agli Argei, i principi giunti nella penisola italica al seguito dell'eroe per stabilirsi nel villaggio fondato dal Dio Saturno sul Campidoglio, ospiti del re Evandro. Questi avrebbero chiesto di essere gettati nel Tevere una volta morti, in modo tale che i corpi, guidati da Poseidone, potessero raggiungere Argo, la loro terra di origine. Più probabilmente, andando oltre le leggende, il rito doveva appartenere alle prime genti che abitarono il "Latium vetus", persino prima della fondazione di Roma; sacrifici umani intesi come uccisione rituale per fini propiziatori, una pratica piuttosto diffusa nei popoli dell'antichità. Ovidio infatti spiega che fu proprio un oracolo ad imporre a Saturno di gettare nel Tevere un determinato numero di persone.



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