Lucia Guglielmi racconta il romanzo Senza cornice, tra mito e contemporaneità - Il Sapere Storico. De Historia commentarii

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Lucia Guglielmi: Senza cornice e il dialogo tra mito e inquietudine contemporanea

Un romanzo che rifiuta risposte facili e si muove tra fragilità umana e richiami al mito. Lucia Guglielmi racconta la genesi e il senso di Senza cornice, un’opera che interroga il presente attraverso l’antico.
Articolo a cura di Andrea Contorni
Senza cornice, il romanzo di Lucia Guglielmi
Lucia Guglielmi è una scrittrice originaria di Polignano a Mare. Insegna lettere in un liceo di Roma ed è da tempo una presenza attiva nel panorama culturale contemporaneo, dove conduce corsi di scrittura creativa e promuove incontri dedicati alla poesia e alla narrativa. Ha pubblicato tre libri: la raccolta di favole "Sul pianeta di BG", vincitore del quarantaduesimo concorso internazionale "Premio Terra d'Agavi", la silloge di racconti intitolata "Incontri" e il romanzo "Senza cornice", vincitore della prima edizione della rassegna letteraria "Un romanzo per mille". La scrittura a volte nasce in silenzio, da un'intuizione, da un'urgenza interiore, da un bisogno di dare forma alle emozioni. Lucia ha trasformato questo ascolto profondo in un percorso narrativo personale e autentico.

Lucia Guglielmi e il romanzo "Senza cornice": trama, significato e temi principali
Lucia Guglielmi durante la presentazione del romanzo "Senza cornice"
01. Lucia come è nata e si è sviluppata la tua passione per la scrittura?

«La mia scrittura nasce in realtà durante l’adolescenza. Avevo quattordici anni quando inventai un codice fatto di simboli e segni incomprensibili a chiunque, nel quale mi rifugiavo per annotare pensieri, storie e racconti. Fu lì che compresi come la parola potesse diventare un interlocutore prezioso. In quello spazio protetto, lontano da sguardi indiscreti, potevo inventare, dire e pensare tutto ciò che nella realtà non mi era consentito. Oggi, insegnando scrittura creativa ai liceali, è come se rivivessi quell’esperienza. Incontro dopo incontro, vedo emergere i loro mondi interiori, che prendono forma e si moltiplicano attraverso i racconti. In questo senso, sto recuperando ciò che per me è sempre stata la scrittura: una vera ancora di salvezza. Con il tempo, però, ho sentito il bisogno di confrontarmi con forme più complesse. A diciotto anni ho abbandonato quei “geroglifici”, che ancora oggi saprei decifrare, e ho iniziato a scrivere in modo più strutturato, senza mai fermarmi. La scrittura è sempre rimasta per me un mondo protetto, che ho tenuto separato dal resto della mia vita. Poi, circa dieci anni fa, è arrivata una svolta: l’ospedale Bambino Gesù mi ha proposto di scrivere un libro di favole per bambini, piccoli "supereroi" chiamati ad affrontare prove difficili. Il valore di quel progetto mi è sembrato così alto da spingermi a uscire dal mio guscio e iniziare, finalmente, a condividere le mie parole.»

Muoversi tra registri letterari differenti richiede padronanza, coerenza e una voce autentica. Lucia Guglielmi attraversa generi e linguaggi con naturalezza, mantenendo sempre riconoscibile la propria identità espressiva.

02. Nei tuoi libri attraversi generi diversi, dalla fiaba al racconto fino al romanzo: che ruolo hanno queste forme nella tua ricerca e quali domande guidano la tua scrittura?

«Non considero l’ordine di pubblicazione dei miei libri come un’evoluzione lineare, un percorso. Per me, fiabe, racconti e romanzo hanno la stessa dignità letteraria: sono piuttosto le diverse facce di uno stesso prisma. Al centro della mia scrittura ci sono interrogativi che ritornano continuamente: chi siamo, quali esperienze ci definiscono, che cosa cerchiamo dentro di noi e negli altri. In fondo, tutto si riduce a una domanda essenziale: chi siamo davvero. Ho provato a esplorare questi temi attraverso linguaggi diversi. Le fiabe nascono dall’esigenza di parlare ai bambini, chiamati ogni giorno ad affrontare i loro "mostri", e credo che per loro sia necessario un linguaggio dolce, capace di accompagnare e proteggere. I racconti, invece, sono stati per me il modo di fissare delle istantanee, momenti brevi ma intensi di quella che considero l’esperienza più importante: l’incontro, soprattutto in un’epoca in cui condividersi è sempre più difficile. Da questa riflessione sulle relazioni è nata l’esigenza di una forma più ampia e articolata, che mi permettesse di porre domande più profonde. Così sono arrivata al romanzo.»

Il mondo di "Senza cornice", il romanzo di Lucia Guglielmi: personaggi, temi e costruzione narrativa

Nel romanzo "Senza cornice", Lucia Guglielmi costruisce un intreccio narrativo in cui il presente dialoga costantemente con il mito, utilizzato non come semplice riferimento culturale, ma come vera e propria chiave simbolica per interrogare l’identità. Il richiamo all’antico diventa così uno strumento interpretativo, capace di dare profondità e senso alle inquietudini contemporanee. Si sviluppa un dialogo sottile e continuo tra passato e presente, in cui i miti non restano confinati alla dimensione archeologica o letteraria, ma tornano a essere linguaggi vivi, capaci di parlare all’esperienza quotidiana. In questo spazio di confronto, la narrazione si arricchisce di nuovi livelli di lettura, offrendo al lettore non risposte, ma prospettive attraverso cui rileggere se stesso e il mondo che lo circonda.

03. “Senza cornice” nasce da uno sguardo sulla società contemporanea: come è nata l’idea del romanzo e cosa rappresenta questa umanità "senza cornice"?

«"Senza cornice" non nasce da un’esperienza autobiografica né da suggestioni puramente intime, ma da uno sguardo attento sulla società contemporanea e dall’ascolto di testimonianze reali. L’intento è quello di raccontare le nuove modalità con cui oggi costruiamo le relazioni, non solo all’interno della coppia, ma più in generale nei rapporti umani. Il titolo riflette una condizione diffusa: quella di un’umanità priva di riferimenti solidi, non più guidata da valori condivisi. Una realtà in cui si fatica ad affidarsi all’altro, a credere davvero nell’altro, e in cui si instaurano dinamiche spesso opache, poco trasparenti, che finiscono per indebolire ulteriormente chi le vive. Allo stesso tempo, il romanzo si propone di osservare questa condizione senza esprimere giudizi o fornire giustificazioni, ma piuttosto offrendo uno sguardo lucido, quasi una lente di ingrandimento su comportamenti ai quali, forse, ci stiamo progressivamente abituando. Anche la struttura narrativa rispecchia questa idea: "Senza cornice" procede per frammenti, attraverso capitoli brevi che si collegano direttamente al mito. La protagonista, Irene, è una guida turistica immersa quotidianamente nei racconti dell’antichità. Tuttavia, il suo rapporto con il mito non è erudito né ornamentale: nasce da un disagio profondo. Incapace di trovare risposte nel presente, Irene si rivolge al linguaggio antico dei miti, instaurando una sorta di dialogo verticale, nella ricerca di significati che continuano a essere sorprendentemente attuali.»
Senza cornice, il romanzo di Lucia Guglielmi
"Senza cornice" non nasce con l’obiettivo di offrire risposte o messaggi predefiniti. Lucia Guglielmi costruisce invece una narrazione che apre interrogativi, lasciando spazio alla riflessione. Il lettore non viene guidato verso soluzioni, ma invitato a sostare nelle domande, a confrontarsi con le ambiguità e le contraddizioni dell’esperienza contemporanea. È proprio in questa sospensione, in questo spazio non risolto, che il romanzo trova la sua forza, stimolando una lettura attiva e consapevole, capace di interrogare in profondità chi legge.

04. Nel romanzo "Senza cornice" ci sono messaggi che hai voluto trasmettere ai lettori, oppure preferisci lasciare spazio all’interpretazione personale?

«Non parlerei di messaggi: un libro, per me, raggiunge il suo scopo quando riesce a generare anche un solo interrogativo. Con "Senza cornice" volevo costruire una narrazione schietta, priva di filtri e di consolazioni. Il lettore è spesso portato a cercare personaggi con cui identificarsi, figure che, anche quando sbagliano, trovano una forma di redenzione. Io ho scelto una strada diversa. Irene è un personaggio disturbante, che non cerca empatia: è fragile, manipolatoria, a tratti crudele, e utilizza la malattia come strumento di controllo nelle relazioni. Mi interessava esplorare proprio ciò che tendiamo a nascondere. La malattia non è solo oggetto di compassione: può influenzare profondamente chi la vive e chi le sta accanto, generando rabbia, isolamento, tensione. Allo stesso tempo, ho voluto interrogarmi su un tema poco raccontato: il desiderio in un corpo segnato dalla malattia. Il desiderio non scompare, ma si scontra con fragilità, solitudine e senso di estraneità. Infine, ho voluto accendere una riflessione sull’esibizione del dolore, sempre più presente nella società contemporanea. Attraverso Irene, che mette in scena il proprio dolore come un rituale, emerge una domanda aperta: quanto di ciò che mostriamo nasce da un bisogno autentico e quanto, invece, dalla ricerca di attenzione o di riconoscimento?»

Lucia Guglielmi: nuovi progetti, evoluzione della scrittura e futuro letterario

05. Guardando avanti, quali progetti hai in cantiere e in quale direzione sta evolvendo oggi la tua scrittura?

«Non amo fare previsioni: preferisco restare ancorata al presente. Ho appena concluso un lavoro a cui tengo molto e che ora ha iniziato il suo percorso; vedremo dove mi porterà. Nel frattempo sto lavorando a un progetto completamente diverso da quelli affrontati finora: un manuale parodico, ironico, che mi entusiasma perché mi permette di dare voce a una parte di me che nella quotidianità è sempre esistita, ma che non avevo ancora espresso nella scrittura. È un ritorno, in qualche modo, alle origini. Dopo tanti anni, da quando da adolescente ho iniziato a scrivere, ho riscoperto ancora una volta quanto la scrittura sia per me uno spazio di protezione e salvezza. Questo nuovo lavoro nasce anche da un momento personale complesso, dal bisogno di leggerezza, dal desiderio di tornare a sorridere. Scrivere ridendo, oggi, rappresenta per me un senso profondo della scrittura stessa: un atto che non deve necessariamente avere una funzione, ma che può esistere semplicemente per se stesso.»

Note e riferimenti:
  • "Senza cornice" di Lucia Guglielmi su Amazon.
  • Per le fotografie e le grafiche si ringrazia Lucia Guglielmi
  • Le grafiche sono realizzate con Licenza di utilizzo "Canva" regolarmente acquistata.
  • Data di pubblicazione dell'articolo: 25 marzo 2026

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