Piramidologia: storia e protagonisti di una pseudo-scienza tra Ottocento e Novecento - Il Sapere Storico. De Historia commentarii

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Piramidologia: quando le piramidi d’Egitto diventarono oggetto di teorie misteriose...

Tra Ottocento e primi decenni del Novecento le piramidi d’Egitto divennero oggetto di interpretazioni controverse. Nacque la piramidologia, una corrente di studi che cercò soprattutto nella grande piramide di Cheope messaggi nascosti, conoscenze astronomiche e perfino profezie sulla storia dell’umanità.
Articolo a cura di Andrea Contorni
Il Sapere Storico - Le piramidi di Giza e la piramidologia
Cos’è la piramidologia e come nasce questa curiosa disciplina pseudoscientifica
Tra Ottocento e Novecento le piramidi divennero oggetto di teorie simboliche, matematiche e profetiche

La piramidologia, considerata dagli studiosi moderni una pseudoscienza, è una corrente di studi nata tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento. Le sue controverse teorie si spingono fino ai giorni nostri con suggestive visioni che hanno trovato terreno fertile anche nella narrativa. Questa curiosa disciplina si è da sempre concentrata sulle piramidi della necropoli di Giza, in particolare sulla grande piramide di Cheope. Le immense strutture non sono interpretate solo come monumenti funerari dell'antico Egitto, ma come costruzioni cariche di significati nascosti, simbolici e spesso profetici. Infatti, nelle proporzioni, nelle misure e negli allineamenti delle piramidi sarebbero nascoste conoscenze avanzate di matematica, astronomia e persino messaggi in grado di svelare il futuro dell'umanità. Per esempio la piramide di Cheope conterrebbe nella disposizione simbolica dei suoi ambienti interni, una serie di predizioni importanti tra cui la crocifissione di Gesù, lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e la fine del mondo. La corrente di pensiero della piramidologia prese vita nel mondo anglosassone durante il XIX secolo, in un periodo in cui l'Egitto e i suoi tesori esercitavano un fascino enorme sull'immaginario collettivo. La decifrazione dei geroglifici da parte di Jean-François Champollion nel 1822, le grandi scoperte archeologiche (basti ricordare quella della Tomba di Tutankhamon ad opera di Howard Carter nel 1922), e le prime campagne di studio sistematico in Egitto, alimentarono un clima di entusiasmo e curiosità in tutta Europa. Fu quasi naturale il fatto che alcuni studiosi o semplici appassionati, iniziarono a interpretare le piramidi non soltanto come un capolavoro dell'architettura, ma come un vero e proprio "codice" costruito in pietra.

La Grande Piramide di Giza al centro delle teorie piramidologiche

La tomba del faraone Cheope (Khufu), sovrano della IV dinastia vissuto intorno al 2600 a.C., è considerata il più straordinario sepolcro di tutti i tempi. In origine la piramide era alta oltre 146 metri, diminuendo ai 138,8 attuali a causa della perdita del rivestimento e della sommità. Fu per millenni l'edificio più alto del mondo. Contiene circa due milioni e mezzo di massi calcarei e fu realizzata con una precisione geometrica che ancora oggi sorprende archeologi e ingegneri. La grande piramide di Cheope faceva parte di un vasto complesso funerario che comprendeva templi, rampe cerimoniali, piramidi minori e la Grande Sfinge. Imponente è anche la vicina piramide centrale che appartiene a Chefren mentre la più bassa è la tomba di Micerino. Ma nel caso della piramide principale, come sono riusciti gli antichi Egizi a costruire una struttura di tale portata, in grado di occupare oltre 5 ettari di terreno, con proporzioni e misure incredibilmente precise? Già queste sono domande che ancora oggi non trovano risposte precise. Inoltre l'interno della Grande Piramide presenta una struttura complessa per l'epoca contenendo corridoi e ambienti anche nella parte alta a differenza di tutti gli altri antichi monumenti egizi. Da un angusto passaggio si scende in una camera ipogea scavata nella roccia sotto il monumento. Un cunicolo ascendente porta invece alla Grande Galleria, inclinata e lunga 47,5 metri; conduce alla celebre Camera del Re costruita con enormi blocchi di granito provenienti da Assuan. Un ulteriore corridoio comunica con la Camera della Regina. All'interno della piramide di Cheope non è stato rinvenuto il corpo del faraone. Nella Camera del Re c'è un sarcofago rettangolare rozzamente sbozzato e senza coperchio. Questo mistero unito all'assenza di corredi funerari, a quella di geroglifici e decorazioni sulle pareti dei vani, alle caratteristiche architettoniche della piramide, alla precisione delle sue misure e all'orientamento quasi perfetto verso i punti cardinali, alimentarono nel tempo numerose interpretazioni alternative. La Grande Piramide era o non era una tomba? Che scopo aveva?
Il Sapere Storico - Charles Piazzi Smyth e Sir William Matthew Flinders Petrie

Le piramidi di Giza non sono gli unici monumenti dell’antico Egitto ad aver alimentato misteri e interpretazioni nel corso dei secoli.

Anche i celebri Colossi di Memnone, le gigantesche statue che sorvegliano da millenni la necropoli di Tebe, furono circondati nell’antichità da racconti straordinari: si diceva infatti che all’alba una delle due statue emettesse un misterioso suono.

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William Flinders Petrie: la critica scientifica alla piramidologia
Dalle misurazioni della Grande Piramide alla nascita dell’archeologia scientifica

Su un testo ho trovato citato il nome di Sir William Matthew Flinders Petrie tra gli esponenenti della piramidologia. Lo considero un errore grossolano a testimonianza che anche i libri sbagliano e che il controllo delle fonti è necessario, sempre e comunque. Riprendendo il concetto stesso di piramidologia, ribadisco che la comunità scientifica moderna considera la piramidologia una pseudo-disciplina, poiché le sue interpretazioni non trovano riscontro nelle evidenze archeologiche e nei testi dell'antico Egitto. Tuttavia queste teorie hanno da sempre suscitato un vasto dibattito culturale coinvolgendo studiosi, astronomi e divulgatori scientifici. Esse portano avanti la convizione che le piramidi non siano semplicemente frutto dell'ingegno degli architetti egizi, ma che nascondino significati ben più profondi. Alcuni videro e vedono nella Grande Piramide un gigantesco strumento astronomico, altri un calendario cosmico o una sorta di archivio segreto di conoscenze perdute. In alcune tesi, persino le dimensioni dei corridoi e delle camere sarebbero state progettate per rappresentare simbolicamente eventi della storia umana. In questo contesto Flinders Petrie non fu mai un piramidologo. Al contrario fu uno dei primi studiosi a confutare con metodo scientifico molte teorie piramidologiche. Nato a Charlton (quartiere di Londra) nel 1853, egittologo ed archeologo, Petrie ebbe una straordinaria carriera spesa in gran parte tra l'Egitto e la Palestina. Celebre per la sua meticolosità, misurò le dimensioni delle tre piramidi di Giza con la massima precisione possibile. Le sue rilevazioni sistematiche e rigorose, soprattutto riguardo la piramide di Cheope, dimostrarono che molte delle presunte "misure sacre" individuate dai sostenitori della piramidologia erano in realtà il risultato di interpretazioni arbitrarie o di errori di calcolo. Flinders Petrie può essere considerato uno dei padri dell'archeologia scientifica.

Charles Piazzi Smyth e la nascita della piramidologia moderna
La Grande Piramide come messaggio divino e misura dell’universo

Charles Piazzi Smyth (1819-1900), astronomo reale di Scozia, fu un valente scienziato ma anche un credente fanatico. Comprese che gli osservatori andavano edificati in alta montagna per poter scrutare meglio il cielo e portò avanti validissimi studi sulle aurore polari. Fu anche un discreto egittologo ma le sue teorie in merito gli valsero il titolo offensivo di "piramidiota". Piazzi Smyth riteneva che la Grande Piramide fosse stata concepita dal Divino Geometra. In base ai suoi calcoli, le dimensioni della struttura contengono il vero valore del pi greco, la durata dell'anno, la circonferenza precisa della Terra e la distanza tra la Terra e il Sole. Studiando i corridoi interni, Smyth giunse alla certezza che essi svelavano i disegni divini sul destino del mondo e le date degli avvenimenti più importanti della storia. Charles Piazzi Smyth fu tra i maggiori esponenti della piramidologia. Molte delle sue ipotesi furono influenzate dalle idee di John Taylor, scrittore ed editore britannico. Nel 1859 Taylor pubblicò un corposo saggio sostenendo che nella Grande Piramide fossero nascosti valori matematici fondamentali come appunto il rapporto tra circonferenza e diametro della Terra.
Il Sapere Storico - Charles Taze Russell, Sir Joseph Norman Lockyer e Richard Anthony Proctor

Le piramidi non sono gli unici monumenti dell’antico Egitto ad aver suscitato meraviglia e interpretazioni nel corso dei secoli.

Tra le opere più straordinarie della civiltà faraonica spicca anche il grande tempio rupestre di Abu Simbel, fatto scavare da Ramses II nella roccia della Nubia e celebre per il fenomeno dell’allineamento solare che illumina il santuario interno in giorni precisi dell’anno.

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Charles Taze Russell e Morton Edgar: la piramidologia tra interpretazione biblica e simbolismo della Grande Piramide
La piramide di Cheope come cronologia di pietra: le teorie millenariste e le misurazioni simboliche nella piramidologia tra XIX e XX secolo

Charles Taze Russell (1852-1916) fu un predicatore e autore religioso statunitense. Fondò il movimento degli Studenti Biblici dal quale in seguito nacquero i Testimoni di Geova. Cresciuto in ambiente protestante, Russell sviluppò fin da giovane un forte interesse per l'interpretazione profetica della Bibbia. Convinto che la storia umana seguisse un preciso piano divino scandito dai periodi cronologici individuabili attraverso lo studio delle Sacre Scritture, finì per interessarsi alla piramidologia. Influenzato dalle teorie di Piazzi Smyth, sostenne che la Grande Piramide di Giza fosse un vero e proprio messaggio divino inciso nella pietra, una "Bibbia di pietra" dove le misure di camere, corridoi e anfratti indicavano una cronologia profetica dei momenti chiave del piano divino. Secondo Russell il 1914 avrebbe segnato un punto decisivo nella storia del mondo. A titolo di cronaca, non ci fu l'Armageddon nel 1914 ma lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, curiosa coincidenza a pensarci bene. Morton Edgar (1884-1950) fu un archeologo dilettante e piramidologo scozzese. Insieme al fratello, John Edgar, fu allievo di Charles Taze Russell condividendo la teoria secondo la quale la Piramide di Cheope fosse un manufatto mistico connesso alla fine dei tempi e agli eventi predetti nell'Apocalisse. Morton viaggiò di continuo tra Europa e Stati Uniti promuovendo le teorie piramidologiche. Ovunque riscosse un discreto successo di pubblico.

Norman Lockyer e Richard Anthony Proctor nel dibattito scientifico sulla piramidologia
Tra astronomia e divulgazione scientifica: il confronto critico con le teorie piramidologiche sulla piramide di Cheope

Sir Joseph Norman Lockyer (1836-1920) fu uno scienziato e astronomo britannico. Scoprì l'elio insieme al francese César Janssen e diede alle stampe il saggio "Gli albori dell'astronomia" (1894), libro che fece di lui il padre della scienza astro-archeologica o archeoastronomia del XX secolo. Analizzando diversi monumenti dell'antico Egitto e del Vicino Oriente, cercò di dimostrare che molti edifici sacri fossero orientati in relazione ai movimenti del Sole, delle stelle o a particolari eventi astronomici. Anche le piramidi di Giza rientrarono in questo quadro interpretativo così come i cerchi di pietre, primo tra tutti il sito di Stonehenge. Secondo Lockyer l'orientamento quasi perfetto della Grande Piramide di Cheope verso i punti cardinali rifletteva precise conoscenze astronomiche degli antichi Egizi. Tuttavia egli non cedette mai alle teorie esoteriche o profetiche della piramidologia. Il suo approccio rimase legato all'idea che il monumento fosse il prodotto di una civiltà dotata di notevoli capacità scientifiche. Altro astronomo inglese fu Richard Anthony Proctor (1837-1888), fondatore della rivista scientifica popolare "Knowledge". Proctor contribuì alla diffusione della conoscenza scientifica distinguendosi soprattutto come autore di opere divulgative destinate al grande pubblico. Si trovò coinvolto nel dibattito sulle piramidi egizie, confrontandosi con le teorie della nascente piramidologia. Le affrontò in modo razionale accusando molti piramidologi di essere ricorsi a interpretazioni arbitrarie e voli pindarici. Proctor sosteneva che la Grande Piramide di Giza potesse aver avuto anche una funzione astronomica, che probabilmente fu proprio concepita come una sorta di osservatorio antico. Tali affermazioni furono spesso fraintese e lo posero suo malgrado in una posizione ambigua tra la scienza e la piramidologia. Proctor non credeva che la piramide contenesse messaggi divini, profezie o codici segreti sulla storia del mondo, ma il semplice fatto di ritenerla non una tomba ma un monumentale strumento astronomico gli attirò addosso più di una critica e l'appellativo di piramidologo in certi ambienti culturali.

Per concludere, la piramidologia rappresenta uno degli esempi più curiosi di come il fascino dell'antico Egitto abbia alimentato, tra Ottocento e Novecento, interpretazioni a metà tra ricerca scientifica e suggestione simbolica. Le imponenti piramidi hanno spinto studiosi, astronomi e divulgatori a interrogarsi sul loro significato più profondo. Un dibattito in essere ancora oggi perché la piramidologia non è affatto tramontata e trova terreno fertile in un'ampia e continua produzione narrativa e saggistica. Non dobbiamo però confondere la piramidologia storica, quella di cui vi ho parlato in questo articolo, con la piramidologia energetica che si riferisce al fenomeno noto come "Pyramid Power". Non si tratta però di un argomento da approfondire su questo sito. In ogni caso è indubbio che le piramidi esercitino da sempre un potente richiamo sull'immaginazione umana, sospesa tra il rigore della scienza e l'eterna attrazione del mistero...

Bibliografia e immagini:
  • "La Grande Storia. L'impero egizio", autori vari. National Geographic.
  • "Atlante dei luoghi misteriosi", Istituto Geografico De Agostini, 1988.
  • "Atlante dei luoghi misteriosi dell'antichità", F. Bongiorni e M. Polidoro. Bompiani. 2020.
  • Fotografie e immagini di pubblico dominio o regolarmente acquistate con licenza Canva o Freepik.
  • Data di pubblicazione dell'articolo: 14 marzo 2026
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