La Chimera di Arezzo

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La Chimera di Arezzo

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La Chimera di Arezzo

L'eroe Bellerofonte si impadronì di Pegaso, il cavallo alato di Zeus. Con l'aiuto di Atena lo riuscì a domare per affrontare e uccidere la terribile Chimera, una mostruosa bestia che infestava le terre di Licia. Chimera, (dal greco "capra"), possedeva la testa e il corpo di un leone. La coda aveva forma di serpente e dal centro della schiena fuoriusciva la testa di una capra.

Una delle sue più rinomate rappresentazioni fu trovata ad Arezzo il 15 Novembre del 1553, durante la costruzione delle fortificazioni promosse dai Medici. Il documento ufficiale dell'epoca recita: "[...] si trattava di un leone di bronzo, di grandezza naturale, eseguito in modo elegante e ad arte, feroce nell’aspetto, minaccioso per la ferita che aveva nella zampa sinistra, […] Il nostro Principe comandò che quest’opera così eccellente fosse portata a Firenze". Cosimo I de' Medici fu talmente affascinato dalla Chimera da esporla a Palazzo Vecchio.

Poi la volle direttamente nel suo studio presso il Palazzo Pitti. Scrisse il Cellini: "il duca ricavava grande piacere nel pulirla personalmente con attrezzi da orafo." Di manifattura etrusca, la Chimera di Arezzo risale ai primi decenni del IV secolo a.C.; è un bronzo, alto circa 78,5 cm, probabilmente opera di un gruppo di maestranze etrusche. La creatura è rappresentata nell'atto di saltare addosso a qualcuno, le fauci sono spalancate e la criniera è irta.

La testa di capra è invece reclinata e morente, ferita nel pieno del combattimento. Il bronzo fu rinvenuto all'interno di una stipe votiva. Si ritiene che facesse parte di un gruppo scultoreo nel quale era rappresentato anche Bellerofonte, posto dinanzi all'animale. Sulla zampa anteriore destra della mitica bestia è presente una iscrizione con la dedica a Tinia, il Giove etrusco. Stilisticamente parlando, la Chimera di Arezzo dimostra elementi di chiara estrazione greca, soprattutto nella resa del muso.

La criniera, riprodotta quasi "schematicamente" riporta a modelli artistici più arcaici. L'oggetto è una sublime commistione di tratti e stili, tipica del gusto etrusco del IV secolo a.C. Un'ultima curiosità riguarda la coda, la cui realizzazione originale non fu mai ritrovata. L'integrazione eseguita soltanto nella seconda metà del Settecento è una reinterpretazione errata.

Non esiste motivo alcuno per cui il serpente/coda dovesse addentare il corno della capra anziché avventarsi sull'avversario, ovvero Bellerofonte. Erronea è la tradizione che attribuisce il restauro allo stesso Cellini. L'intervento fu opera dello scultore Francesco Carradori o del suo maestro Innocenzo Spinazzi. Attualmente la Chimera di Arezzo è conservata presso il Museo Archeologico di Firenze (Palazzo della Crocetta).


Note e bibliografia.
- "Archeotoscana. Il blog della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana".
- "Demoni, mostri e prodigi. L'irrazionale e il fantastico nel mondo antico", Giorgio Ieranò. Sonzogno 2017.
- La fotografia della Chimera è tratta da Wikipedia con questa Licenza di Utilizzo.





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