Zeus Olimpio una delle Sette Meraviglie

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Zeus Olimpio una delle Sette Meraviglie

Il Sapere Storico. De Historia commentarii
Pubblicato da Andrea Contorni in Archeologia · 5 Giugno 2021
Tags: IlSapereStoricoZeusOlimpioZeusGioveOlimpiaFidiaAtenaParthenosAtene
"Zeus Olimpio": Disegno di Chrysostome Quatremère de Quincy (1755-1849)

Nel 436 a.C. il grande scultore Fidia fu chiamato a Olimpia per realizzare un'enorme scultura crisoelefantina di Zeus da collocare nella navata centrale del Tempio dedicato al padre degli Dèi. Lo stupore suscitato dall'inaugurazione dell'Atena Parthénos ad Atene, aveva spinto i sacerdoti di Olimpia ad affidarsi proprio a Fidia. L'artista completò lo Zeus Olimpio nel 433 a.C.; la scultura era alta oltre dodici metri, considerata di dimensioni persino esagerate per la struttura che la ospitava.

Strabone narra che la testa di Zeus sfiorava il tetto dell'edificio; se il Dio si fosse alzato in piedi avrebbe distrutto l'intero tempio. La statua, considerata una delle sette meraviglie del mondo, non è giunta fino a noi, probabilmente andò distrutta in un incendio avvenuto nel V secolo, o nel santuario di Olimpia oppure nel palazzo di un certo Lauso, un noto funzionario di Costantinopoli, collezionista di opere d'arte che era riuscito a farla trasportare nel luogo.

Ne abbiamo però una dettagliata descrizione da parte di Pausania il Periegeta. La statua era d'oro e d'avorio, seduta in trono. In testa aveva una corona lavorata in forma di ramoscelli d'ulivo. Con la mano destra reggeva una Nike, nella sinistra stringeva uno scettro con un'aquila posata sulla sua cima. Nel manto d'oro erano raffigurati, come fossero ricami, figurine di animali e fiori di giglio. La meravigliosa e imponente statua fu raffigurata in monete romane e gemme incise. Noi possiamo ammirare questo straordinario manufatto nel disegno a firma dell'archeologo e architetto Antoine Chrysostome Quatremère de Quincy (1755-1849).


Note e bibliografia.
- Disegno di Chrysostome Quatremère de Quincy (1755-1849).
- "Viaggio in Grecia", Pausania con trad. di Roberto Rizzo. Rizzoli (2001).



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