Andrea Oliverio - Il Sapere Storico. De Historia commentarii

Il Sapere Storico
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Andrea Oliverio

Interviste > 2019

 

Articolo a cura della redazione di www.ilsaperestorico.it

Andrea Oliverio

Nato a Milano dove vive da sempre ad eccezione di una breve parentesi all'estero, Andrea si è laureato nel 2000 in Scienze Politiche alla Statale di Milano. In campo lavorativo si considera un "globetrotter" professionale, quello che i consulenti più puristi definiscono profilo "un pochino di tutto": ufficio del personale, vendite e infine marketing. Tutto in ambiente Telecomunicazioni. Le diverse esperienze sono state il punto di forza di Andrea in tutti questi anni, utili per la piena comprensione delle dinamiche delle nostre moderne organizzazioni complesse. Amante delle sfide, Andrea ha affiancato alla professione altre attività. È stato dirigente sportivo di una società di serie A di football americano, suona le tastiere in una pop band e ha fatto il critico cinematografico per diversi portali web d'informazione, curando la sezione dello spettacolo. Appassionato inoltre di giochi di ruolo e di Storia Antica, ha scoperto la lettura in età avanzata. Riprendendo le sue parole: «Forse la commistione di queste tre passioni sono state la molla che mi ha portato ad avvicinarmi alla scrittura, che è diventata in questi anni una splendida compagna, inseparabile e fedele. Un modo unico nel quale confluiscono tanti elementi: esperienze, sogni e semplici idee. E’ uno strumento portentoso. La stesura di un romanzo è un progetto complesso, ci vuole coraggio, non tanto a scriverlo, quanto a dire: "OK, adesso è pronto per essere letto!".» Nel maggio del 2019, ha pubblicato con Aporema Editore il suo romanzo di esordio. "L'inviato di Cesare" dopo un buon riscontro di critica, diviene il best seller della casa editrice.

Roma contro Roma, Cesare contro Pompeo: mezzo secolo prima della nascita di Cristo, nella guerra civile che lacera la Repubblica, a nessuno è consentito di rimanere neutrale. Lucio Servilio Verre ha deciso da che parte stare e seguirà il proprio generale, uscito vittorioso dalla campagna di Gallia, nella sua lotta contro lo strapotere del Senato e dell’aristocrazia capitolina. Non tutti però hanno compiuto la stessa scelta: dall’altra parte della barricata il valoroso centurione troverà, oltre a individui senza scrupoli, vecchi compagni d’armi, decisi a sbarrargli il passo. Prima che sui campi di battaglia, la contesa si consuma all’ombra dei sette colli, ma anche in Africa, tra i vicoli angusti e pericolosi di Leptis Magna. Un messaggio da consegnare, un piccolo tesoro da custodire: per portare a termine la sua missione, Verre dovrà districarsi tra funzionari corrotti, miserabili spie, sicari sanguinari e donne misteriose.

Cinque domande

01. Andrea, prima di tutto, come è nata e si è sviluppata nel tempo la tua passione per la Storia e in particolare per quella Romana? E da questa passione quando è scaturita la consapevolezza di volerti cimentare nella scrittura di un romanzo storico?
La mia passione per la Storia nasce da molto lontano, da quando ero piccolo. A scuola era la mia materia preferita e la studiavo con grande passione. Con una sana dose di campanilismo verso la nostra terra ero affascinato dalla cultura romana: una società all’avanguardia per l’epoca. Visitare gli scavi di Pompei (ma ancora di più quelli di Ercolano) non ha fatto altro che aumentare la mia ammirazione per un popolo tenace, caparbio e capace di copiare, migliorando, tutto ciò che di buono vedevano negli altri popoli: penso principalmente all’evoluzione bellica dell’apparato militare romano. Entrare in contatto, grazie ad internet, con associazioni di rievocazione mi ha aperto un mondo, una finestra sul passato. L’entusiasmo e la preparazione di molti dei rievocatori che ho incontrato e conosciuto sono beni da preservare a beneficio delle future generazioni. Per rispondere alla seconda parte della domanda la prendo alla larga. Non sapevo nemmeno dell’esistenza dei romanzi storici, leggevo proprio pochissimo, effetto della repulsione al libro dei tempi della scuola. Per riempire i tempi morti del tragitto casa-lavoro con i mezzi pubblici, non amando troppo ascoltare la musica, ero andato in libreria e mi aveva catturato la copertina di un libro di Simon Scarrow (non ricordo il titolo perché non ho una buona memoria, ma era la seconda o la terza avventura della fortunata serie dell’Aquila). Quando lo lessi fu subito folgorazione: rapito dalla storia, divoravo le pagine anche prima di andare a dormire e subito dopo essermi svegliato. Una droga! Mi sono comprato tutti i libri di questo autore (che è diventato il mio preferito in assoluto) e ho iniziato a diventare un lettore seriale del genere. Poi anni dopo, due miei amici hanno scritto, in tempi diversi, dei libri: un fantasy e un romanzo contemporaneo a tratti autobiografico. A quel punto ha preso corpo l’idea di cimentarmi con la scrittura. Devo ringraziare loro due per avermi dato il coraggio di provare a scrivere. La scelta del genere è stata la naturale conseguenza.

02. Tra le tante vicende della Storia Romana, hai scelto di ambientare il tuo romanzo durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo, un periodo di rottura che segnò il successivo passaggio dalla Repubblica all'Impero. Vuoi parlarmi di questa scelta? E seppur il periodo suddetto sia abbastanza noto e ben documentato, nella tua opera di ricerca ti sei imbattuto in qualche particolare storico che ti ha sorpreso?
La figura di Giulio Cesare mi ha da sempre affascinato. Quegli anni sono stati un periodo pieno di personaggi dalle spiccate personalità, così diverse tra loro (Pompeo, Cicerone, Catone, Marco Antonio e lo stesso Cesare). Un concentrato di "monumenti" viventi che hanno fatto la loro epoca, sono quelle situazioni uniche e irripetibili. Non potevi non annoiarti, uomini che a modo loro hanno contribuito a rendere ancora più grande la Repubblica, o ciò che ne rimaneva. Approfondendo gli studi ho anche imparato a vedere con occhi più critici Giulio Cesare. Geniale nelle sue macchinazioni, spietato nel perseguire i suoi obiettivi (la sterminazione dei Galli per esempio), misericordioso con i suoi nemici e abile nel gestire gli eventi del suo tempo. Mentre meditavo sulla struttura del mio romanzo mi sono detto: "In tanti hanno scritto di Giulio Cesare, per giunta in tutte le salse, e io cosa racconto?". Quindi ho pensato a qualcosa che fosse lontano dagli abituali scenari già esplorati da altri: il nord Africa, nello specifico Leptis Magna, baluardo della fazione repubblicana. Questa mia scelta mi ha gratificato nella stesura di una storia unica per ambientazione, ma mi ha penalizzato nella ricerca di una grossa Casa Editrice. L’editor di una "big" (non dirò il nome), sebbene ben scritto, non ha ritenuto il manoscritto commercialmente valido per via della scelta della location. Ma la scelta della bellissima cittadina libica si è rivelata una sfida incredibile. La città i cui resti sono emersi dal deserto e che archeologi italiani hanno contribuito a portare alla luce è profondamente diversa da come la vedeva un romano del 49 a.C. Oggi le metropoli cambiano volto, gli skyline si modificano e si abbelliscono con incredibili strutture moderne e avveniristiche… ecco ho pensato che la stessa sorte fosse toccata a Leptis Magna. Con la differenza che io non avevo niente che testimoniasse come doveva essere agli occhi di un contemporaneo di Giulio Cesare. La città repubblicana era una lontana parente di quella "moderna" di Settimio Severo, durante il periodo imperiale. Ho dovuto ragionare per deduzione, assumendo che avesse qualcosa delle città puniche. Come del resto facevano i romani quando fondavano nuove città. E’ stato bello inventarsi una città intera sulla planimetria di quella più moderna.

03. "L'Inviato di Cesare" è il primo volume di una trilogia, virtuale iter fino al termine della guerra civile. Da scrittore esordiente hai di sicuro concepito un grande progetto narrativo. Quali sono state le difficoltà che hai incontrato lungo questo percorso e le soddisfazioni che ti hanno motivato a continuare, ad andare avanti?
Fare una trilogia va un pochino di moda in vari ambiti (dal cinema alla letteratura) e mi sembrava la naturale destinazione del mio lavoro. Con il senno di poi posso dire che è stato da incoscienti esordire con un progetto così articolato, che sviluppa la sua trama tra il 49 e il 48 a.C. Il dubbio mi era venuto dopo aver iniziato il lavoro di editing del primo libro. Ma la certezza è arrivata quando ho dovuto strutturare la seconda storia. All’inizio, in testa avevo solo tratteggiati gli eventi che avrebbero fatto da sfondo all’intera vicenda: Leptis Magna, l’assedio di Marsiglia (che sarà l’ambientazione del secondo capitolo della trilogia) e Farsalo (ho fatto spoiler!). Poi mi sono reso conto che avrei dovuto concepire le tre storie più nel dettaglio sin dall’inizio. Perché mi avrebbe reso più facile tutto il lavoro futuro. Di contro questo punto di debolezza, anzi lo chiamerei vizio di gioventù, mi ha spronato a rimboccarmi le maniche per rimediare in modo funzionale e credibile. Ho lavorato per trasformare il punto di debolezza in una opportunità. Così è stato e sono molto soddisfatto della piega che stanno prendendo i due episodi della saga. L’altro lato della medaglia è rappresentato dai personaggi. Avere gli stessi protagonisti e/o co-protagonisti mi ha facilitato molto. E aver lavorato sin da subito sul background di ognuno di essi è stato provvidenziale. Potendo tornare indietro alcune cose le farei diversamente, ma con i "se" e con i "ma" non si va da nessuna parte. Il mio obiettivo rimane quello di scrivere delle belle storie che piacciano e che creino empatia con i lettori. Devo ammettere che alcune delle critiche che mi sono arrivate sul primo libro, mi sono servite come aree su cui lavorare.

04. I tuoi personaggi, Verre e Cinna si muovono in un intreccio incalzante di eventi e situazioni. Sullo sfondo le due grandi figure di quegli anni, Cesare e Pompeo. Quali sono le caratteristiche più marcate dei due co-protagonisti? E tornando a te, se ti fossi trovato in quegli anni, arruolato come legionario, da che parte saresti stato e perché?
Verre e Cinna sono frutto della mia influenza come lettore. Ricordano volutamente Macrone e Catone, i personaggi di Simon Scarrow. Ho sempre pensato che le coppie di protagonisti siano più funzionali nel dare dinamicità a una storia, offrendo una varietà di situazioni da esplorare e sviluppare. Se penso alle commedie che mi piacciono di più, l’alchimia vincente ha per protagonisti una coppia dalle caratteristiche assai "diverse": tanto più le diversità fisiche e di carattere sono marcate, tanto meglio funziona la coppia comica. Ho cercato di mettere questi miei postulati in Verre e Cinna; devo dire che i lettori hanno gradito l’esperimento. Ne sono scaturiti due personaggi con un vissuto molto diverso: Verre è nato a Roma, cresciuto nella Suburra (il padre faceva il macellaio di maiali, da cui la famiglia ha preso il nickname), Cinna invece è un provinciale della Gallia Cisalpina, nato da un pescatore e una sguattera. Entrambi sono centurioni, si conoscono all’inizio del libro e cementano la loro amicizia mano a mano che ci si addentra nella lettura. Hanno due modi assai diversi di esercitare il loro ruolo e anche il modo di esprimersi varia: Cinna è più sboccato, più grezzo (il mio editore lo ha definito un guascone!), Verre è più pacato e riservato. Ognuno di loro, con pregi e difetti, come tutti noi, mi consente di misurarmi con caratteri diversi da come sono fatto io, e questo è stimolante. Ho sempre amato il gioco di ruolo e con loro due non mi annoio mai! Se fossi stato un legionario vissuto in quel periodo da che parte sarei stato? Bella domanda, penso che mi sarei arruolato con Cesare. Fu tra i primi a riconoscere il merito tra i suoi soldati e a premiarli di conseguenza. Credo fosse un uomo di grande carisma, uno per cui sarei stato disposto a buttarmi dalla rupe se me lo avesse chiesto. Da soldato comune, Cesare era di certo l’uomo giusto per dare uno scossone ai privilegi di ceto e difendere i diritti del popolo di cui avrei fatto parte. Quindi confermo: mi sarei arruolato con Cesare!

05. Il tuo romanzo ha ricevuto tanti apprezzamenti. Puoi trarre un bilancio di questa tua prima esperienza editoriale? E per il futuro, come procedono i lavori per il proseguo della trilogia e cosa bolle nel tuo calderone letterario?
Come anticipato in alcune delle precedenti risposte, il bilancio della mia prima esperienza editoriale è positivo. I molti apprezzamenti ricevuti di persona e via web sono stati la vera cartina tornasole della bontà del lavoro fatto. E’ stato un percorso lungo, per nulla banale dove ho commesso molti errori da principiante (non che adesso mi ritenga un esperto). Durante l’editing ho imparato moltissimo, ed altro imparerò in occasione del seguito; i suggerimenti delle persone che hanno contribuito a migliorare la qualità generale del mio manoscritto sono stati tutti preziosi e utili. Fare editing è un viaggio in una terra inesplorata, selvaggia, che impari a conoscere passo dopo passo seguendo le istruzioni che ti vengono date. Se guardo indietro, dopo sei mesi dalla pubblicazione del primo libro, ho lavorato sodo per promuovere la mia creatura: firmacopie, presentazioni, viaggi per mezzo stivale; ovunque ho incontrato gente a cui ho trasmesso la mia passione e spero che molti diventino miei lettori affezionati. Sarebbe un bellissimo risultato per un esordiente come me. L’apprezzamento più bello che ho ricevuto è stato durante un evento a Osimo (AN), quando alla fine della presentazione un rievocatore che aveva già letto il libro ed era venuto per conoscermi di persona, si è alzato in piedi e ha chiesto la parola. Con la sua copia ben stretta nella mano ha detto alla platea: "Libri come questi, sono la benzina di noi rievocatori!". Un altro apprezzamento che ricordo con orgoglio è quello di quando la moderatrice di un folto gruppo di appassionati di lettura mi disse: "Grazie al tuo libro, ho imparato ad apprezzare un periodo storico che non amavo!". Il futuro? Nel 2020 uscirà il secondo capitolo della serie, non posso svelare il titolo (anche perché poi potrebbe cambiare, come è successo con "L’inviato di Cesare"). Abbiamo iniziato da qualche settimana l’editing, la data di uscita dipenderà da quanto lavoro servirà per ottimizzare il mio scritto. Nel mentre ho iniziato a scrivere il terzo libro, il capitolo conclusivo, devo ancora finalizzare alcuni dettagli della storia ma la struttura principale è pronta. Sono soddisfatto di come stanno andando le cose. Cosa farò dopo questa trilogia? Troppo presto per rispondere, ho una serie di "plot" in testa di epoche diverse, ma mi voglio concentrare sul prossimo imminente traguardo: un passo alla volta che la strada è appena iniziata e i sogni sono tanti.

Per approfondire
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Data di pubblicazione articolo: 10 Febbraio 2020
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