Luis Contenebra - L'Assedio di Rofalco - Il Sapere Storico. De Historia commentarii

Il Sapere Storico
Vai ai contenuti

Luis Contenebra - L'Assedio di Rofalco

Interviste > 2021
Articolo a cura di Andrea Contorni.

Uno straordinario, imponente ed epico romanzo storico... questa è l'ultima fatica letteraria dello scrittore Luis Contenebra dal titolo "L'Assedio di Rofalco".

La narrazione segue le vicende dell'avamposto di Rofalco, tra gli ultimi presidi etruschi a resistere all'espansione romana. Rofalco era un insediamento fortificato tardo-etrusco, posto a circa 20 chilometri dall'antica città di Vulci. Grazie alla sua posizione strategica controllava dall'alto la valle del Fosso Olpeta contribuendo al sistema difensivo vulcente e assicurando lo smistamento e il transito delle merci e dei traffici verso la città-madre e i centri limitrofi tra la costa tirrenica e il Lago di Bolsena.

Nel 280 a.C. Vulci e la sua alleata Volsinii furono sconfitte dall'esercito romano guidato dal console Tiberio Coruncanio. Rofalco probabilmente cadde subito dopo, soffrendo un terribile assedio da parte delle legioni capitoline. Il presidio era difeso da una possente cinta muraria semicircolare in pietra lavica, (dallo spessore di sei metri in alcuni punti), con almeno quattro torri quadrangolari. All'interno Rofalco presentava strade, numerosi magazzini, laboratori e abitazioni a testimonianza di quanto fosse attivo l'insediamento. La fortezza fu costruita dagli Etruschi nel IV secolo a.C., le sue rovine si trovano attualmente a sud della Selva del Lamone nel comune di Farnese (Vt). Rimangono vivi i segni di un grande incendio, di crolli e distruzioni, testimonianze della furia romana che si abbattè sull'abitato. La zona, immersa in una selva, è difficilmente raggiungibile e ad oggi rimane uno dei siti archeologici ancora da scoprire in tutta la sua complessità.

L'Assedio di Rofalco di Luis Contenebra.
Fatta questa premessa storico-introduttiva, ritorno al romanzo di Luis Contenebra. Parto dal presupposto che scrivere un romanzo dedicato agli Etruschi è e rimane una scelta avvincente e coraggiosa. Sono davvero pochi gli autori, sia italiani che non, ad essersi avventurati nell'Italia pre-romana o tra i tanti popoli italici che si opposero a Roma in quel corposo periodo che va dalla fondazione della Repubblica al Secondo Conflitto Punico (509-202 a.C.).

"Riguardo gli Etruschi si conosce poco. Reperire materiali e fonti certe non è facile e questa difficoltà di fondo, per me, impedisce a molti scrittori di cimentarsi in un romanzo ambientato in questi particolari momenti storici, dedicato agli Etruschi o ad altri antichi popoli della penisola italica. Riguardo il mondo etrusco nello specifico, molti aspetti sono ancora misteriosi con informazioni spesso parziali e frammentarie. I Romani sembrano aver applicato una sorta di "damnatio memorie" nei confronti degli Etruschi, quasi a cancellarne la memoria. Di loro ci sono rimaste principalmente tombe" spiega il nostro scrittore...

L'Assedio di Rofalco di Luis Contenebra.

Luis Contenebra oltretutto non si limita a descrivere la guerra, l'assedio, la morte e la distruzione ma disegna magistralmente un affresco nel quale gli Etruschi di Rofalco prendono vita con la loro quotidianità fatta di usi, costumi, ritualità, pratica militare e i tanti gesti che sono parte di ogni essere umano. Si entra a contatto con questo popolo e lo si fa attraverso un romanzo che ha il dono di farti immedesimare nelle situazioni e nei personaggi, dando la possibilità di provare emozioni e sensazioni, anche piuttosto forti e dirompenti.
Le rovine del Castrum di Rofalco.

"Ti sarai di sicuro chiesto come io abbia fatto a recuperare tutte queste notizie riguardo gli Etruschi di Rofalco, notizie che portano il lettore a vedere e a pensare come un etrusco, a comprendere il mondo degli Etruschi. Devi sapere che in un casale della zona rurale di Marta, viveva Peppino, un anziano pastore. Lui era depositario di un sapere antico e si racconta che sapesse curare i mali del corpo e dello spirito, consigliando erbe e decotti. Era una persona meravigliosa che ha dedicato la sua esistenza agli altri con riservatezza e senza avidità o manie di protagonismo. Fu lui a narrarmi di Rofalco e delle vicende di Tuchi, un giovane ragazzo etrusco di quella comunità. Mi disse che indossava spesso un petaso e che era sempre sorridente. Parliamo di un'esperienza evidentemente insolita dove le linee della vita si intrecciano in uno spazio temporale non definito. Quello che più mi sorprese, fu proprio la storia di Rofalco. Io non conoscevo Rofalco, mai sentito nominare e ai tempi internet era agli albori. Mi sono recato in biblioteca, ho reperito testi e pubblicazioni e ho scoperto che Rofalco si trova nel vicino paese di Farnese a 30 chilometri da dove abito", continua Luis Contenebra visibilmente emozionato.

Non sempre si riesce a rendere partecipe del proprio scritto il lettore. Serve abilità nella scrittura e soprattutto il coinvolgimento interiore dell'autore che attraverso le sue parole, esprime lui per primo, quanto vorrebbe far provare al proprio lettore.

"Seguendo quanto mi aveva spiegato Peppino, raggiunsi la Selva del Lamone nel territorio della vicina Farnese. Avvolto nel mistico silenzio del luogo scoprii, dopo varie difficoltà, quel che rimaneva della fortezza di Rofalco. Il castrum è un luogo unico, misterioso e affascinante. Incredulo mi sono reso conto che quanto raccontava Peppino rispondeva a verità. Le mura erano infatti talmente larghe da sembrare una strada, strutture incredibili per l'epoca. C'erano le torri quando sappiamo che gli Etruschi non le edificavano. L'insediamento di Rofalco potrebbe risalire a un'epoca precedente. Si parla dell'antico popolo dei Rinaldoniani, di cui si conosce poco tranne che approdarono sulle coste toscane probabilmente nel quinto millennio a.C., colonizzando l'area della Tuscia e ponendosi alla base della successiva Civiltà Etrusca. A Rofalco comunque non esistono sepolture e questo rende ancor più denso il mistero di questo luogo incredibile. Puoi comprendere comunque la forte emozione che ho provato nello scoprire Rofalco. Peppino mi ha raccontato tanto degli Etruschi, di cosa mangiavano, di come passavano il tempo, del loro vissuto quotidiano. La corrispondenza dei luoghi e la coerenza storica delle informazioni mi hanno convinto della veridicità di quanto narratomi, spingendomi poi ad indagare, trovando l'effettivo riscontro che poi ho riportato nel romanzo", spiega Luis Contenebra.

Contenebra ha uno stile letterario molto valido con un uso eccellente della punteggiatura. I periodi si alternano nella loro lunghezza, accompagnando il ritmo della narrazione che si fa incalzante nelle fasi concitate della storia. Ne scaturisce quella "speciale" armonia che facilità di tanto lo scorrimento della lettura. Si possono in tal modo "consumare" duecento pagine in mezzo pomeriggio senza avvertire alcuna stanchezza mentale, evitando di tornare indietro perché qualche passaggio non si è compreso a dovere.
"L'Isola di Maria Maddalena" di Luis Contenebra.

Stabilito che il romanzo è tecnicamente ineccepibile,  passo ora a quanto mi interessa di più, ovvero il coinvolgimento emotivo del lettore, aspetto di cui ho già accennato poco sopra. Quando leggo qualcosa, soprattutto del genere che preferisco, ne voglio uscire stravolto, addolorato o felice, emozionato, pensieroso. Quando chiudo il testo col proposito di riprenderlo l'indomani, mi aspetto che qualcosa di quanto letto mi sia rimasto nella testa, mi induca a riflettere e appunto mi spinga a non vedere l'ora di leggere come va a finire la storia. Questo desiderio, vivo e pulsante nell'animo del lettore, è quanto distingue il buon libro, (perchè tutti, tranne qualche eccezione, sono libri "buoni e giusti"), dal libro che emoziona e che in qualche modo arriva all'anima. "L'Assedio di Rofalco" in questo senso "costringe" ad andare avanti. La meravigliosa e appagante quiete descrittiva dei primi capitoli nasconde un senso di oppressione che il lettore attento avverte. Tutta la narrazione è imperniata sul contrasto sottile tra l'esistenza e la non esistenza, un confine labile di cui l'autore trasmette tutta la drammaticità. In questo romanzo c'è tanto della sensibilità di chi è arrivato a concepirlo dopo mesi e mesi di studio, ricerche e sopralluoghi. Non voglio svelare altro...

"L'Assedio di Rofalco" brilla per l'imponente ricostruzione storica, per la sublime qualità descrittiva degli ambienti, per la caratterizzazione dei personaggi, per la resa del quotidiano che segna il semplice scandire della vita umana fatta di amori, affetti, amicizie e tanti piccoli gesti che appartengono a ognuno di noi, oggi come migliaia di anni fa. Uno splendido affresco tutto etrusco, (e in piccola parte romano), nel quale vivono i sogni, le vite, le paure e il destino di uomini, donne, bambini, padri, madri e figli di un popolo che fu straordinario e che rappresentò una delle più grandi Civiltà dell'antichità.

Da parte mia ritengo "L'Assedio di Rofalco" di Luis Contenebra un romanzo completo a firma di un autore dal potenziale enorme che aveva già sorpreso con la sua precedente opera "L'Isola di Maria Maddalena".

"Ho iniziato ad interessarmi alla storia del mio territorio confrontandomi con gli studi di mio padre. Lui era un indagatore, un ricercatore molto attento nei confronti della cultura della nostra comunità. Negli anni la passione per la Storia si è evoluta in desiderio di scrivere un libro quando mi sono imbattuto in alcuni scritti che parlavano dell'Isola Martana sul Lago di Bolsena. Anticamente si chiamava "L'Isola di Maria Maddalena". Ho voluto indagare sul perché fosse chiamata in questo modo e dopo vari anni di ricerche ho concepito un romanzo storico che riprende un po' il filone inaugurato da Dan Brown. Racchiude storia, fantasia, leggenda e mistero. Ambientato tra Marta, l'Isola di Maria Maddalena e la Francia, ripercorre le vicende legate appunto a Maria Maddalena, a Santa Cristina che sull'isola subì il suo martirio e ad Amalasunta, regina dei Goti, che lì vi trovò la morte. E attualmente sto lavorando proprio al seguito di questo romanzo con un racconto che si interrogherà sulle ragioni per cui Hitler venne dalle nostre parti nel 1943. Un nuovo mistero... Ciò che più mi rende felice di questi miei romanzi è il fatto di portare riscontro alla Tuscia, la mia terra d'origine, ricca di storia millenaria, ma di cui nessuno ha mai parlato in modo approfondito..." conclude Luis Contenebra.

Per approfondire
Immagini e fotografie
- Le fotografie sono pubblicate per gentile concessione di Luis Contenebra. Tutti i diritti riservati.

Data di pubblicazione articolo: 03 Luglio 2021
Licenza Creative Commons
I contenuti del sito "Il Sapere Storico. De Historia commentarii" ove non diversamente indicato sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Torna ai contenuti