La biblioterapia con Marco Dalla Valle - Il Sapere Storico. De Historia commentarii

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La biblioterapia con Marco Dalla Valle

Interviste > 2020
Intervista di Andrea Contorni R.

Marco Dalla Valle

Marco, classe 1971 e infermiere di professione da tre decenni, conduce laboratori di biblioterapia e forma professionisti che intendano imparare a utilizzare questa disciplina e le diverse tecniche narrative. Marco è un amante dei libri, fermamente convinto che la lettura possa "fare bene" e facilitare con estrema positività un percorso di crescita individuale. "Se i libri fanno così bene a me, perché non potrebbe essere la stessa cosa per i miei pazienti?", questa è la domanda che ha spinto Marco ad avvicinarsi alla biblioterapia (o Shared Reading), termine coniato nel 1916 da Samuel Crothers, a indicare una disciplina, piuttosto diffusa nel mondo anglosassone e ancora poco conosciuta in Italia, che si avvale dei libri e di ogni tipo di materiale narrativo per raggiungere obiettivi professionali, di crescita culturale, di introspezione e conoscenza di se stessi (biblioterapia dello sviluppo) fino alla biblioterapia clinica, utilizzata da figure mediche in ambito psicoterapeutico. Marco si è rimesso così in gioco laureandosi in Lettere (triennale e magistrale) al termine di cinque anni di studio con una tesi finale proprio sulla biblioterapia. Dal 2010 porta avanti la sua nuova professione collaborando inoltre con centri di formazione privati e pubblici. È membro del Centro di ricerca dipartimentale di Scienze Umane "Asklepios" e professore a contratto del Laboratorio didattico sulla biblioterapia per il dipartimento "Culture e civiltà" presso l'Università di Verona. Ha all'attivo numerose pubblicazioni in merito alla biblioterapia, ulteriore testimonianza dell'eccellenza raggiunta da Marco nello studio e nell'applicazione di questa validissima disciplina.

Sei domande

01. Marco, ammetto di essere piuttosto stupito dal percorso che ti ha portato alla biblioterapia. Tu hai un lavoro, una vita familiare, ami i libri e leggi molto ma a un certo momento decidi di "andare oltre". Ti rimetti a studiare per acquisire competenze in un nuovo campo professionale. Mi puoi spiegare quali sono stati gli input e le motivazioni che ti hanno spinto a conseguire questa sfida?
Sono un lettore da quando a 6 anni mia madre ha scoperto che la ritrosia che avevo a imparare a leggere era dovuta al bisogno di occhiali per vedere. Dopo quel primo passaggio difficile, sono diventato un lettore appassionato che non ha mai smesso di dedicarsi alla lettura e di cercare risposte ai propri problemi in essa. Sono un infermiere dal 1991. Sono entrato nella scuola per infermieri che avevo diciassette anni e a quella età vidi morire il mio primo paziente, iniziai a occuparmi di patologie di ogni tipo e imparai ad affrontare problemi certamente più grandi della mia età. Con il tempo ho sempre più trovato modi diversi di fare fronte ai problemi clinici e ho sviluppato una migliore capacità relazionale. Nel frattempo i libri rimanevano il mio baluardo. Leggere mi permetteva sia di evadere sia di trovare risposte ai quesiti. E fu a quel punto che dopo quindici anni di lavoro ed esperienze mi sono chiesto: ma se i libri fanno così bene a me, perché non potrebbe essere lo stesso per i miei pazienti? Non potrebbero anche loro trovare sollievo nella lettura? E i libri non potrebbero essere il "luogo" dove trovare le risposte di cui hanno bisogno? Pur intuendo una risposta affermativa, non riuscivo a trovare conferme scientifiche e per questo motivo decisi di riprendere gli studi. Mi sono laureato in Lettere moderne e contemporanee alla triennale e in Tradizione e interpretazione dei testi letterari alla magistrale. In entrambi i casi la mia tesi di laurea ha avuto come oggetto la biblioterapia mostrandomi che davvero era possibile lavorare anche in un ambiente come quello ospedaliero utilizzando i libri.

02. Che leggere faccia bene credo sia assodato. Ma nella biblioterapia questo concetto assume caratteristiche ben precise, delineando una disciplina che vede nei libri, veri e propri strumenti di cura. Puoi spiegarmi esattamente cos’è la Biblioterapia e quali sono i suoi campi di azione specifici?
Ci sono molte definizioni di biblioterapia a seconda del campo di applicazione e dello studioso che le conia. Tutte mettono però al centro l’utilizzo dei libri e la loro capacità terapeutica. Cohen la definisce "l’uso terapeutico della letteratura con la guida o l’intervento di un terapista" (1994); Aiex dice che si tratta dell’"uso dei libri per aiutare le persone a risolvere i problemi" (1993); Abdullah afferma essere "uno strumento per promuovere la crescita personale" (2002). C’è da considerare che la biblioterapia moderna esiste dai primi anni del Novecento. Il 1916 è la data che viene data come punto di partenza, grazie a un articolo di Samuel Crothers. È quindi comprensibile quante diverse definizioni possono coesistere, soprattutto perché i campi di applicazione sono tantissimi. La biblioterapia si divide in "biblioterapia clinica" e "biblioterapia dello sviluppo". Quella clinica è praticata dai medici o da personale supervisionato da medici, mentre quella dello sviluppo è il campo dei professionisti non medici. In quest’ultima categoria possiamo annoverare educatori, insegnanti, infermieri, bibliotecari, operatori sociali, counselor, filosofi. Nel 1949 Caroline Shrodes postulò le "dinamiche della biblioterapia" che sono tre: identificazione, catarsi, introspezione. Fu un’importante tappa per l’evoluzione in senso scientifico della biblioterapia.

03. Ho a che fare col "mondo letterario" da oltre dodici anni eppure scopro la biblioterapia grazie alla tua conoscenza. Non voglio giustificare la mia ignoranza in merito, però posso almeno affermare che tale disciplina qui in Italia è poco conosciuta e poco divulgata? Se è valida e funziona, perché se ne parla ancora così poco da noi rispetto ad esempio ai Paesi anglosassoni
In Italia la biblioterapia è poco diffusa principalmente per due motivi. Il primo è legato al fatto che siamo un Paese di non lettori. Uno degli assiomi della biblioterapia è che per ottenere risultati vi deve essere almeno un minimo interesse per i libri. Spesso questa mancanza di interesse riguarda anche chi potrebbe decidere l’applicazione della biblioterapia perché i dati Istat ci dicono che anche professori e insegnanti spesso non leggono libri al di fuori di quelli per lo studio della loro materia. Il secondo riguarda le università, che hanno difficoltà ad accogliere nuovi studi e discipline non categorizzabili. La biblioterapia può appartenere all’ambito filosofico, ma anche a quello delle scienze dell’educazione. Allo stesso modo potrebbe essere studiata a infermieristica e pure a medicina. Ma essendo così versatile, la tendenza è di non darle spazio perché nessuno se ne può impossessare e quindi diventa troppo condivisibile. Alcuni timidi studi cominciano a vedersi, ma si tratta di giovani ricercatori che provano a inserirla nel proprio campo, salvo poi dovervi rinunciare perché non esiste una cattedra della materia o forma di esclusività da esibire. Nei paesi anglosassoni trova più spazio perché c’è una maggior collaborazione tra enti. Il progetto "book on prescription", che vede medici prescrivere libri o attività di biblioterapia nelle biblioteche a pazienti psichiatrici in riabilitazione, è gestito dal ministero della sanità che collabora con l’apparato culturale: impensabile in Italia. Non dimentichiamo poi che il destino della cultura è quello di essere sacrificabile prima di ogni altra risorsa e per la biblioterapia è particolarmente facile perché non possiede uno spazio esclusivo e quasi nessuno è disposto a condividere il proprio.

04. Tu proponi diversi percorsi di biblioterapia al fine di incentivare la crescita individuale e culturale. Puoi farmi un esempio concreto di come si svolge un laboratorio di biblioterapia?
Una seduta di biblioterapia avviene con un gruppo composto da un numero di partecipanti che va da otto a tredici, dura da un’ora e mezza a due, e si basa sul raggiungimento di uno o più obiettivi. In ambienti non clinici, come le biblioteche e le associazioni culturali, solitamente si tratta di laboratori di crescita personale e gli obiettivi vengono fissati a seconda del tipo di partecipanti. Gli obiettivi differiscono se si tratta di bambini o di anziani, di un gruppo eterogeneo oppure omogeneo, di un setting culturale o filosofico. Il biblioterapista (o facilitatore) legge brani (solitamente non si utilizza la lettura di un unico libro) e si serve di alcune tecniche per stimolare una discussione che poi gestisce al momento. La biblioterapia non è direttiva, ma si piega alle esigenze del gruppo. Il biblioterapista partecipa come lettore tra lettori che però ha delle competenze in più, cercando di offrire diversi punti di vista e rilanciando la discussione con altri testi. Per comprendere meglio, possiamo prendere ad esempio la scuola. Il docente insegna ai discenti che, ognuno con le proprie capacità, imparano la lezione. In biblioterapia la relazione si rovescia: il docente (il biblioterapista) adatta i metodi e i materiali affinché tutti imparino la lezione, che in questo caso è rappresentata dal raggiungimento degli obiettivi.

05. Viviamo un momento globale difficile fatto di distanze e precauzioni. Come hai organizzato la tua attività di professionista e quali sono le prospettive future? La biblioterapia può essere utile anche per superare questo momento?
Con la pandemia ho spostato i miei laboratori online e devo dire che la risposta è stata buona. Le prospettive sono quelle di continuare in questa direzione, l’inverno si presenta incerto, ma la richiesta di condividere è forte e sta aumentando. I libri rassicurano, permettono di decidere se parlare del problema o prendersi uno spazio di spensieratezza e le attività online sono rassicuranti anche per le persone più fragili a cui pochi pensano. I malati cronici vivono una condizione di paura costante. La loro vulnerabilità è aumentata e in molti casi il contagio per loro significherebbe sicure conseguenze gravi. Poter parlare di libri a distanza di sicurezza rende, quindi, tutto più facile. Devo anche dire che la passione per i libri riesce a sfondare il monitor. Qualche giorno fa ho tenuto un laboratorio di Biblioterapia della risata e garantisco che anche online ci siamo divertiti con i nostri libri fino alle lacrime. Ovviamente la vita in presenza è un’altra cosa, ma la Storia ci insegna che dopo le epidemie si rinasce e si torna più forti.

Per approfondire
Immagini e fotografie
- Immagini e fotografie sono pubblicate per gentile concessione di Marco Dalla Valle. Tutti i diritti riservati.

Data di pubblicazione articolo: 10 Ottobre 2020
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