Il Calendario Romano - Il Sapere Storico. De Historia commentarii

Il Sapere Storico
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December (Dicembre)

Il Sapere Storico. De Historia commentarii
Rea offre la pietra a Crono.

"December" era il decimo mese dell'anno nell'antico calendario romuleo che iniziava a marzo. Era un mese dal profondo significato simbolico perché segnava una sorta di ritorno all'Origine del tutto e agli inizi del tempo. Infatti la divinità che "dominava" dicembre era Saturno, il dio che presiedeva l'Età dell'Oro, un'epoca felice in cui non esistevano divisioni sociali né povertà, dove i frutti della terra erano copiosi e la guerra non aveva ragione di essere. Tale "disordine", trionfo della mancanza di regole, fu interrotto dall'ascesa di Giove che donò al mondo la "dignitas" e appunto l'ordine sociale con tutto quanto ne è conseguito. In questa ottica rientrava l'amata festività dei Saturnalia che si svolgevano dal 17 al 23 dicembre. Durante i festeggiamenti era sovvertito l'ordine sociale e il mondo per alcuni giorni "andava alla rovescia". Si trattava di una festa "rivoluzionaria" dove gli schiavi prendevano il posto dei padroni e tutte le attività pubbliche erano interrotte. Rievocare l'età aurea del tempo di Saturno consentiva alla tradizione religiosa romana di "rigenerare" il tempo sacro e di avviare il nuovo anno col mese di Ianuarius (dalla revisione di Numa Pompilio), sacro a Giano, il Dio degli inizi. Dicembre conteneva però altre importanti festività. Il 5 ricorrevano i Faunalia, festa agreste celebrata da pastori e contadini, il 10 gli Agonalia in onore di Giano Agonius, protettore di tutto ciò che è lavoro e affari. Il 15 ricadevano i Consualia, dedicati a Conso, dio dei raccolti e il 17 ritroviamo gli Opalia in onore di Ops Consiva, Dea del grano ritenuta sposa di Conso o dello stesso Saturno. In pieni Saturnali, (giorno 21), ricadevano i Divalia, l'antichissima festa della Dea Angerona, colei che era raffigurata con l'indice della mano premuto sulla bocca chiusa. Chiudiamo la nostra carrellata di feste col giorno 25, il "Dies Natalis Solis Invicti", una celebrazione attestata dal Cronografo del 354 e probabilmente istituita dall'imperatore Aureliano (214-275).

Le Faunalia Rustica

Nel calendario antico-romano, nel giorno del 5 di Dicembre venivano celebrate le Faunalia, un'antica festa agreste che durava per tre giorni. Erano in onore di Fauno, ancestrale divinità italica della campagna, dei pascoli e dell'agricoltura. Il suo aspetto era umano ma con gambe caprine e corna sul capo. Amava vagare per i boschi e corteggiare le ninfe. Venendo alle origini del mito, ritroviamo Fauno identificato come un antico re del Lazio, nipote di Saturno o di Marte e padre di Latino. Dopo la sua morte sarebbe stato venerato come protettore dei raccolti e degli armenti. Ma l'origine che forse più ci interessa è quella che vede Fauno, figlio di Giove e di Circe. L'aspetto fisico di Fauno lo assimilava al Dio ellenico Pan. In fonti successive, il culto italico di Fauno fu unito a quello di Bacco/Dioniso. Infine il Fauno inteso come singolo dio si "scorporò" in tanti Fauni, assimilabili ai satiri greci a loro volta compagni di Pan e Dioniso. Possiamo identificare i Fauni come figure mitologiche romane, divinità minori della Natura, rappresentanti della forza vitale, riproduttiva e selvaggia della Natura stessa. Goliardici e allegri alle note dei loro flauti, i Fauni erano anche violenti nel soddisfare le loro brame passionali. Secondo altre fonti i Fauni sarebbero gli antichi pastori che abitavano il mondo ai primordi, nel territorio in cui fu fondata Roma. In ogni caso pur con qualche discordanza sulla singolarità o la pluralità di Fauno/Fauni, corrispondono in pieno le caratteristiche fisico-caratteriali e le "competenze" divine. Le feste delle Faunalia Rustica si svolgevano soprattutto nelle zone rurali, all'aperto nei campi. Per gli animali e gli schiavi erano giorni di libertà. Si tenevano danze intorno ai fuochi e si sacrificava una pecora per chiedere la protezione di Fauno su greggi e raccolti. Sposa di Fauno era la Bona Dea, una sorta di Grande Madre che si venerava appunto nel Lazio.



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