Il Libro dei morti di Hunefer - Il Sapere Storico. De Historia commentarii

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Il Libro dei morti di Hunefer

Civiltà antiche > Antico Egitto, Ittiti e Hyksos

 

Articolo a cura di Andrea Contorni R.

La religione dell'Antico Egitto era complessa, un insieme di credenze, riti e relazioni con il sacro che quasi nulla aveva in comune con le altre religioni fiorite nell'area del Mediterraneo. Il culto dell'Antico Egitto subì nei secoli delle interessanti evoluzioni che riguardarono il ruolo e l'importanza delle varie divinità. Serve specificare che il culto dell'Antico Egitto era politeista ma secondo una concezione monistica (dal greco μόνος "solo", "unico"), dottrina che riconduce la pluralità degli esseri a un unico principio. In pratica, le tante divinità del pantheon egizio erano tutte "sfaccettature" di una singola realtà divina. Sussisteva pertanto un "Dio degli Dèi", una suprema entità che racchiudeva in se stessa tutte le altre. Per spiegare il concetto in altri termini, tutti gli Dèi egizi erano espressione di un unico principio, di una sola sostanza. Il nome di questo "tutto" era Amon quando trascendente, Ra quando luce e attività creante, Ptah quando fisicità già creata. Il faraone Akhenaton (1375-1333 a.C.) della XVIII dinastia, in disaccordo con la visione religiosa di cui sopra, nei suoi diciasette anni di regno promosse un culto monoteistico incentrato sul Dio Aton, il disco solare. Modificò persino il proprio nome da Amenofi IV, ("pace di Amon") a Akhenaton, ("Aton è soddisfatto") ma la sua rivoluzione religiosa durò fino alla sua morte. Il figlio Tutankhaton, in seguito Tutankhamon, restaurò gli antichi culti. Uno degli aspetti più importanti della religione egizia risiedeva nei riti funebri. Credendo fermamente nella continuazione della vita nell'Oltretomba, gli egizi tenevano affinché il corpo del defunto giungesse integro all'appuntamento con il Dio Osiride. Per questo motivo il rito della mummificazione assumeva particolare valenza. Simboleggiava il rito compiuto dal Dio Anubi sul cadavere di Osiride ucciso e smembrato dal fratello Seth. Tornato in vita grazie alle pratiche magiche delle sorelle Iside e Nefti, Osiride ascese al ruolo di sovrano e giudice supremo del Regno dei morti ("Duat") sostituendo dal periodo della XII dinastia (1990-1780 a.C.) in poi la figura di Anubi che da originario signore degli inferi ne divenne il guardiano.
Particolare del Papiro di Hunefer. British Museum di LondraDall'inizio del Nuovo Regno (1550 a.C.) fino alla metà del I secolo a.C., in Egitto trovò largo uso il cosidetto "Libro dei morti", un antico testo funerario egizio concepito nella sua forma embrionale a Tebe. Si trattava di una estesa raccolta di testi e di formule magico-religiose che dovevano servire al defunto nel suo lungo viaggio nel Duat, un cammino pieno di insidie e di difficoltà che una volta portato a compimento avrebbe comportato la tanto agognata immortalità. In Egitto la tradizione di trascrivere i testi funerari risaliva all'Antico Regno (XXVII-XXII secolo a.C.) ed era continuata nel Medio Regno (XXI-XVII secolo a.C.). Gli antichi Testi delle Piramidi erano tutta una serie di formule magiche inscritte sulle pareti delle camere sepolcrali dei soli faraoni, gli unici all’epoca ad avere la possibilità di avvalersi di un aiuto nel loro percorso post mortem. Il primo esempio di tale usanza risale al faraone Unis della V dinastia (2350 a.C.). Il formulario, redatto con geroglifici dall'oscuro significato, era una guida per il faraone defunto affinché potesse unirsi agli Dèi. Nel Medio Regno ritroviamo invece i Testi dei sarcofaghi, una sorta di evoluzione di quelli delle Piramidi. Trascritti all'esterno e all'interno dei sarcofaghi con geroglifici più comprensibili e meno arcaici e con qualche figura di abbellimento, non erano più di solo appannaggio dei faraoni. Chiunque avesse ingenti disponibilità economiche poteva avvalersi di un sacerdote e di un artista, rispettivamente per comporre e scolpire le formule. La particolarità del Libro dei Morti invece è che tutto il formulario era scritto su rotoli di papiro, in caratteri geroglifici con decorazioni e illustrazioni di notevole pregio artistico. L'opera così composta guadagnò un sempre più ampio bacino di fruitori nel corso del Nuovo Regno, tanto che si giunse a concepire persino delle edizioni ancor più "economiche" in caratteri ieratici e senza illustrazioni. Come tutti i manoscritti non esistevano "copie" uguali del Libro dei Morti; le varie edizioni ritrovate presentano infatti diversità spiccate nella selezione delle varie formule magiche e nelle decorazioni artistiche. Evidentemente chi poteva permetterselo, teneva a farsi redigere una sorta di "edizione" unica del Libro dei Morti con le formule che riteneva più opportune per il suo cammino nell'Oltretomba. Il Libro dei Morti vanta un millenio di Storia nel quale diversi sacerdoti si sono avvicendati nell'ampliarlo e perfezionarlo sempre nel nome di Thot, Dio lunare della conoscenza ritenuto una sorta di autore immaginario del Libro stesso. Come abbiamo già accennato non esiste una struttura unitaria comune a tutti i Libri dei Morti. Finora gli studiosi hanno indentificato oltre 190 formule magiche. Tuttavia, nessuno dei manoscritti rinvenuti le conteneva tutti a testimonianza della piena libertà da parte di chi commissionava tale opere di scegliersi il formulario di incantesimi più adatto alle proprie esigenze. Il Libro dei Morti aveva così il compito di infondere nel defunto la conoscenza dell'Oltretomba, di proteggerlo dalle forze malefiche che lo avrebbero insediato, di conservare eternamente l'unità delle parti del trapassato.

Il Papiro di Hunefer. British Museum di Londra

Un passaggio fondamentale del cammino spirituale del defunto nel Duat era la cerimonia ultraterrena della psicostasia, (la pesatura del cuore), che riguardava il giudizio dell'anima dell'individuo prima di essere accolto nell'aldilà. Una delle rappresentazioni più conosciute della psicostasia è contenuta nel celebre Papiro di Hunefer. Datato intorno al 1275 a.C., questo papiro faceva parte del Libro dei Morti del potente scriba Hunefer, vissuto a Tebe durante la XIX dinastia. Era uno scriba al servizio del faraone Seti I, dunque un uomo potente e molto rispettato. Il papiro di Hunefer, esposto nel 2010 al British Museum di Londra è meraviglioso nei suoi oltre cinque metri di lunghezza. I colori sono brillanti e le illustrazioni molto chiare e ben definite. In una delle prime scene si può notare il sarcofago che conserva il corpo dello scriba con accanto una stele sulla quale è inciso il nome del defunto e una preghiera al Dio Osiride. Di seguito, l'anima del defunto accede alla "stanza delle due verità" dove avviene la cerimonia della pesatura del cuore atta a stabilire la purezza o meno del cuore dello scriba. Anubi, il Dio dalla testa di canide, dio della mummificazione e dei cimiteri, protettore delle necropoli e del mondo dei morti accompagna Hunefer alla pesatura del cuore, tenendolo per mano. Anubi pone il cuore del morto su un piatto della bilancia mentre sull'altro notiamo una piuma, rappresentazione della Dea Maat, la verità, l'equilibrio, l'ordine e l'armonia. Questa divinità femminile, figlia del Dio Sole Ra, talvolta sposa del Dio Thot, era raffigurata nell'arte come una giovane donna con una piuma in capo. Nella mummificazione del defunto, l'unico organo interno che non veniva asportato era il cuore proprio perchè nella psicostasia, il peso del cuore, sede dell'anima, non doveva superare quello della piuma di Maat. Se il cuore risultava uguale o più leggero della piuma suddetta, significava che il trapassato aveva condotto una esistenza virtuosa e nel segno della giustizia. Tornando al nostro papiro, notiamo infatti nei pressi della bilancia, due altre figure importanti. Thot, dalla testa di Ibis, dio della Luna, della sapienza e della scrittura, della magia e della misura del tempo, della matematica e della geometria, prende nota della pesatura. La bestia Ammit, fusione di un coccodrillo nella testa e di un leone e di un ippopotamo nel corpo, guarda verso Thot in attesa di un suo cenno. Qualora il cuore del defunto pesasse più della piuma di Maat, verrebbe dato in pasto ad Ammit la Divoratrice, condannando l'anima di Hunefer all'oblio eterno. Ma il cuore dello scriba è puro e Horus dalla testa di falco, figlio di Osiride e di Iside e Dio patrono del cielo, conduce Hunefer al cospetto del padre. Osiride, Dio della morte e della vita, è seduto sul trono. Alle sue spalle Iside, sua sposa e sorella, Dea delle madri e dei bambini e Nefti, sorella sua e di Iside, Dea protettrice delle mummie, dei lamenti funebri e delle ore notturne. Hunefer ha superato la prova ed è pronto ad accedere all'Aaru, il Paradiso degli antichi egizi.

Bibliografia, sitografia e immagini
- "British Museum: in mostra i papiri inediti del «Libro dei morti»", articolo del Corriere della Sera (18 Giugno 2010), www.corriere.it.
- "La Grande Storia. L'impero egizio". Autori vari. National Geographic.
- "Testo Atlante di Storia Antica", Sebastiano Crinò. Soc. Editrice Dante Alighieri.
- "Origini e storia della religione egizia", Gilberto Galbiati. Firenze Atheneum Editore.
- Le immagini del Papiro di Hunefer sono di pubblico dominio da fonte Wikipedia.
- Le immagini delle Divinità a lato sono pubblicate con Licenza Creative Commons 4.0. Autore: Jeff Dahl.

Data di pubblicazione articolo: febbraio 2019
Osiride
Iside
Nefti
Anubi
Thot
Horus
Maat
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