Giampiero Lovelli - Il Sapere Storico. De Historia commentarii

Il Sapere Storico
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Giampiero Lovelli

 

Articolo a cura della redazione di www.ilsaperestorico.it

Giampiero Lovelli

Nasce, risiede e opera nella città dei due mari, Taranto. Ha conseguito dapprima la laurea quadriennale in Lettere presso l'Università degli Studi di Bari con il massimo dei voti e successivamente la laurea magistrale in Scienze Religiose presso la Facoltà Teologica Pugliese (ISSR Romano Guardini di Taranto), sempre con il massimo dei voti. Ha frequentato e superato l'esame finale di diversi Master, Corsi di Perfezionamento e Corsi di Specializzazione in Storia, Didattica della Storia e Letteratura Italiana. Ha conseguito il dottorato in Historia Universal. È stato docente di Storia della Scienza presso il Master post lauream in Scienze fisiche e naturali (1500 ore - 60 Cfu) attivato nell'anno scolastico 2017/18 presso l'Università degli Studi eCampus. Pubblica articoli di carattere storico sul sito "Storie di Storia". Cultore di Storia Romana, del Vicino Oriente Antico e di Egittologia, è invitato, come relatore, a incontri tra persone, studiosi ed esperti, per dibattere argomenti di comune interesse. Ha all'attivo diverse pubblicazioni di saggistica, tutte con la casa editrice "Libellula": "Le grandi battaglie dell'antichità" (2016), "Rerum antiquarum et byzantiarum fragmenta" (2016), "Conoscere il Mondo Antico" in due volumi editi nel 2017 e nel 2019, "El faraón Akhenatón entre la historia y la imaginación, entre la ciencia y la fantasía. La huella digital" (2018).

Cinque domande...

01. Giampiero, il tuo rapporto con la Storia è molto profondo. Hai scritto diversi saggi storici, collabori da anni con siti e testate storiche e hai realizzato una miriade di articoli di approfondimento, oltre i tuoi studi universitari. Come nasce questa passione per la Storia e quali sono i periodi che hai voluto approfondire con più costanza e interesse e perché?

Sin da quando ero bambino la Storia mi è sempre piaciuta moltissimo, in particolare conoscere usi, costumi, leggi, lingue ed eventi di popoli di un passato lontano. Infatti, frequentando ancora la Scuola secondaria inferiore, già scrivevo articoli di carattere storico che venivano pubblicati sul giornalino scolastico. Venni premiato, lo ricordo ancora bene, per un pezzo sulle campagne galliche di Giulio Cesare. Dal momento che desideravo una conoscenza non superficiale delle civiltà nate e sviluppatesi nei secoli precedenti il Medioevo, non potei che iscrivermi ad uno dei tre licei classici della mia città. Cinque anni proficui che mi sono serviti proprio per uno studio (svolto con grande energia, concentrazione e assiduità) approfondito delle forme economiche, sociali, politiche, culturali specifiche delle popolazioni di epoca remota. Una particolare attenzione ho sempre rivolto all’antico Egitto e all’antica Roma. Perché? Vi sono ovviamente similitudini e differenze tra le due civiltà, ma sia gli Egizi che i Quiriti dettero vita ad una elevata organizzazione sociale ottenuta per mezzo di un notevole sviluppo delle conoscenze materiali e intellettuali. Infine l’importanza delle loro credenze religiose che mostrano come essi comprendessero e si rapportassero con il creato.

02. "Conoscere il mondo antico" è un’opera che consta attualmente di due volumi. Di cosa tratta nello specifico e perché hai sentito l’esigenza di "far conoscere il mondo antico"? Ritieni necessario che le nuove generazioni, più delle vecchie, siano introdotte a uno studio della Storia più di qualità e meno frettoloso?

Purtroppo al giorno d’oggi la Storia è ritenuta dalla maggior parte della gente in Italia una disciplina inutile e che non prospetta lauti guadagni per chi la studia all’Università. Al massimo un qualche interesse può suscitare la Storia del Novecento, ma la Storia Antica a cosa può servire? La conferma di quanto detto è venuta in primis dalla riforma Gelmini, che ha ridotto le ore di Storia nella Scuola secondaria, successivamente da una forte riduzione o totale assenza di esami di carattere storico (in particolare di quelli riguardanti la Storia Antica) in molteplici corsi di laurea triennali e magistrali e infine la logica conseguenza di tutto questo è stata la chiusura (per mancanza di introiti sufficienti) di numerose pubblicazioni periodiche specializzate (riviste storiche cartacee e digitali) di buon livello. A motivo di quanto esposto precedentemente e per avviare soprattutto le nuove generazioni a un apprendimento della Storia Antica qualitativamente migliore e meno scadente ho pensato fosse necessario dare alle stampe il testo "Conoscere il mondo antico" (voll. I e II, ulteriori saranno editi nei prossimi anni). L’opera si caratterizza per il rigore scientifico, una discreta quantità di note a piè di pagina e l’originalità, ma allo stesso tempo si rivolge a coloro che, (pur non essendo storiografi), sentono la necessità di approfondire le loro conoscenze sull’antico Egitto e sull’antica Roma, specialmente su determinati sovrani egiziani, sulla vita quotidiana e i principali nemici del Paese delle Due Terre, sulla genesi, lo svolgimento, la conclusione e le conseguenze di alcuni importanti scontri armati in cui fu coinvolta Roma e per finire sull’esistenza di diversi santi vissuti in terra d’Egitto durante la dominazione romana.

03. Antico Egitto e Storia di Roma confluiscono anche nel saggio "Le grandi battaglie dell’antichità". Ultimamente, forse a causa dei tempi che corrono, il filone delle battaglie sembra aver perso un po’ di "appeal" a favore di aspetti della Storia più di costume, mitologici o religiosi. Per te lo studio e l’approfondimento delle battaglie dell’antichità, può donare spunti di riflessione che vanno ben oltre gli aspetti bellici e strategici?

Non sono d’accordo sul fatto che il filone delle battaglie abbia perso attualmente un po’ di "appeal" a favore di altri aspetti della Storia. Probabilmente nei paesi dove si parlano lingue romanze ciò può essere parzialmente vero per la carta stampata ma non è così nelle nazioni anglosassoni dove vi sono un buon numero di pubblicazioni, periodiche e non, che si occupano in maniera specifica di combattimenti terrestri e navali avvenuti in ogni epoca storica (prendendo in esame tattiche, impiego di mezzi e reparti militari, ecc.). Tutto cambia, però, quando si passa al piccolo schermo. In Italia il canale 35 del digitale terrestre (Focus) e pure il canale 54 (Rai Storia) hanno trasmesso parecchi programmi, di elevata qualità e con indici di ascolto davvero sorprendenti, che si sono interessati di scontri armati famosi e meno noti (dall’antichità fino al XX secolo). Ovviamente raccontare accuratamente le battaglie dei secoli precedenti il Medioevo offre degli spunti di riflessione che vanno ben oltre gli aspetti bellici e strategici. Mi piace, ad esempio, descrivere i tratti somatici e psicologici specifici di ogni comandante con il proprio cursus honorum, riportare i loro discorsi pronunciati prima di un combattimento, ecc.  

04. Una tua opera che mi interessa particolarmente è quella dedicata al controverso faraone Akhenaton. Puoi parlarmi di questo saggio? Quali sono i motivi che ti hanno spinto a occuparti di un personaggio così particolare e qual è l’idea che, da studioso, ti sei fatta di lui?

Il saggio "El faraón Akhenatón entre la historia y la imaginación, entre la ciencia y la fantasía. La huella digital", pubblicato nel 2018, è dedicato interamente alla controversa figura del faraone Akhenaton. Un sovrano che mutò il suo nome, stravolse le tradizioni religiose, volle una nuova capitale e cercò di creare una società diversa. La stessa arte, sviluppatasi durante il regno di Akhenaton, è ritenuta esasperata, eccessiva e ha fortemente colpito gli studiosi di storia dell’arte. Alcuni egittologi lo hanno esaltato, altri hanno evidenziato la sua pazzia e le sue malattie. Rimane comunque una figura fuori dal comune. Una dimostrazione di tutto ciò è il bellissimo romanzo storico Sinuhe l’egiziano di Mika Waltari, dato alle stampe nel 1945, che ebbe uno strepitoso successo tanto da divenire un bestseller internazionale e nel 1954 Hollywood realizzò un film dallo stesso titolo. Il suddetto romanzo è ambientato durante il regno di Akhenaton-Amenofi IV (è lui stesso uno dei protagonisti), incentrato sulla decadenza dei valori umani in un mondo oramai materialista che parve d’attualità alla fine della Seconda Guerra Mondiale. La ragione che mi ha spinto ad interessarmi di Akhenaton (personaggio fuori dal comune) è stata sicuramente la sua figura poliedrica di uomo di Stato, teologo, idealista, poeta, filosofo e pacifista. Questo ampio spettro di visuali ha favorito la formazione di una letteratura ampia e di segno opposto. In conclusione non si può sottacere la portata storica della sua rivoluzione politico-religiosa. Invito i lettori a leggere il mio approfondimento su questo grande faraone pubblicato proprio su questo sito.

05. L’ultima domanda è dedicata a "Rerum Antiquarum et Byzantiarum Fragmenta", un’opera nella quale tu tracci una sorta di percorso attraverso le epoche fino al virtuale punto di arrivo costituito dall’Impero Bizantino. Cosa rappresenta Bisanzio agli occhi di uno studioso di Storia? Possiamo definire Bisanzio e la sua Storia un capitolo fondamentale della Storia del mondo?

Costantinopoli, a partire dal settecento, è divenuta simbolo di negatività e di decadenza raffinata, purtroppo una interpretazione diffusa nella storiografia tradizionale europea. Un esempio ci viene fornito dalla celeberrima opera del Gibbon il quale, come tutti i suoi contemporanei, riteneva che l’Impero bizantino rappresentasse solo un pallido riflesso della Grecia e della Roma antiche. Inoltre non si può passare sotto silenzio il giudizio assai negativo di W.E.H. Lecky che afferma: «Sull’impero bizantino il verdetto della storia è unanime. Esso costituisce, senza eccezione alcuna, la forma in assoluto più vile e spregevole che la civiltà abbia assunto finora. Nessuna altra civiltà di lunga durata è stata così interamente priva di qualsiasi forma ed elemento di grandezza. I suoi vizi erano i vizi di uomini che avevano cessato di essere eroici senza aver imparato ad essere virtuosi. Schiavi, e schiavi consenzienti, negli atti e nei pensieri, immersi nella sensualità e nei piaceri più frivoli, i bizantini emergevano dalla loro indolenza soltanto quando qualche sottigliezza teologica o qualche audacia nelle corse dei carri li spingeva a violenti tumulti. La storia dell’impero è un racconto monotono di intrighi di preti, eunuchi e donne, di avvelenamenti, di cospirazioni, di continua ingratitudine e di perenni fratricidi».

Quanto l’Impero bizantino sia stato un capitolo fondamentale della Storia del mondo lo dimostrano due importanti scrittori italiani: Gabriele D’Annunzio e Luigi Malerba. Nelle numerose opere dannunziane è possibile riconoscere anche la traccia lasciata da Bisanzio, a volte lievemente impressa, a volte dispiegata in maniera più profonda. Sicuramente prevalgono in D’Annunzio i miti di Roma e della Grecia classica, a cui bisogna aggiungere l’eredità del Medioevo occidentale e del Rinascimento. Di Bisanzio egli seppe quello che la cultura del suo tempo poteva offrirgli, ottenendone in special modo un’immagine di fasto, di torbida lussuria e di esotismo. Il ricordo di Bisanzio richiamava in D’Annunzio la gloria delle città marinare d’Italia, soprattutto di Genova e di Venezia, diventate con i loro mercanti padrone dell’impero bizantino. Per il poeta pescarese i valori positivi della civiltà bizantina furono la perfezione dell’arte e l’eredità classica. Quando era bambino ambiva a essere chiamato "Il Porfirogenito" e così lo salutava nei loro incontri parigini il conte Robert de Montesquiou-Fèzensac, eccentrico esteta che ispirò a Proust i tratti di alcuni raffinati personaggi: «O Porfirogenito, mio grande amico!». Luigi Malerba è uno dei maggiori e più tradotti scrittori italiani del secondo Novecento. Giornalista, scrittore, sceneggiatore cinematografico e televisivo. Nel suo romanzo "Il fuoco greco" (Mondadori, Milano 1990) l’autore ritiene di trovare nella corte imperiale di Bisanzio e nei suoi palazzi dal fascino orientaleggiante, l’ambiente più idoneo a rappresentare il dramma dello scontro tra poteri occulti, tra personaggi senza scrupoli che si contendono il controllo dello Stato. Pertanto Bisanzio e i suoi palazzi imperiali, i suoi cerimoniali sontuosi e le lotte fratricide per la conquista del trono costituiscono una metafora ideale per una approfondita rivisitazione dei meccanismi brutali del potere. L’idea che si ha di Bisanzio in questo romanzo è la stessa che ha ispirato le famose pagine di Edward Gibbon. L’impero Bizantino è un impero perennemente in crisi durante la sua esistenza millenaria ed i cittadini dell’impero non erano degni né del nome di Greci né di Romani. Di tale giudizio oramai fortemente datato la storiografia di questi ultimi decenni ha già fatto ampiamente giustizia, considerando la civiltà bizantina autonoma, fedele alla tradizione ma capace pure di creare un proprio sistema di valori.

Sito dell'autore e note
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Data di pubblicazione articolo: 05 maggio 2019
Giampiero Lovelli
Lo scrittore e saggista Giampiero Lovelli.
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