Santippo, un mercenario spartano al servizio di Cartagine - Il Sapere Storico. De Historia commentarii

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Santippo, un mercenario spartano al servizio di Cartagine

Storia romana > La Repubblica

 

Articolo a cura di Andrea Contorni R.

Un mercenario di talento

Il 256 a.C. fu un anno nero per Cartagine. Imperversava il primo conflitto punico e la potenza cartaginese si ritrovò sconfitta sia per mare nella Battaglia di Capo Ecnomo, (giudicata da Polibio la più grande battaglia navale della Storia), sia sul suolo africano nello scontro di Adys. Il console Marco Atilio Regolo riportò una vittoria netta. Egli fu un condottiero di talento. Era riuscito a unificare l'Italia peninsulare sotto il dominio dell'Urbe. Il trionfo di Adys segnò l'apice della sua carriera militare. Purtroppo Regolo non si dimostrò un abile politico. Il popolo e l'esercito cartaginese erano scoraggiati e pessimisti mentre il console in carica intavolava le trattative di pace. Regolo che era consul suffectus, supplente per la morte in carica di Quinto Cedicio, voleva chiudere la questione prima di cedere al successore la propria carica. Inoltre a Roma, il partito contrario alla guerra stava per prendere il sopravvento. Egli fece il terribile errore di porre all'avversario umilianti condizioni di resa. Il supremo consiglio cartaginese decise di temporeggiare.

«Il Senato dei Cartaginesi, dopo aver ascoltato le proposte del console romano, benché avesse quasi perduto le speranze di salvezza, si comportò con tanta fermezza e nobiltà d'animo da scegliere di sopportare tutto e tentare ogni mezzo e ogni opportunità, pur di non accettare nulla di ignobile e di indegno del proprio passato.» (Polibio, Storie, I, 31, BUR)

«All'incirca in questo momento approda a Cartagine un reclutatore di mercenari, di quelli che in precedenza erano stati inviati in Grecia; costui conduceva moltissimi soldati, tra i quali un certo Santippo, spartano, un uomo che aveva ricevuto la tipica educazione laconica e che aveva la dovuta esperienza militare .» (Polibio, Storie, I, 32, 1, BUR)

Lo storico greco Polibio racconta che proprio in quei giorni sbarcò a Cartagine un reclutatore di mercenari che era stato inviato in Grecia alla ricerca di soldati. Al suo seguito scesero dalla nave moltissimi mercenari tra cui un certo Santippo. Era spartano, un uomo apprezzato in patria per l'acume tattico e il valore in battaglia. Santippo non era uno dei tanti. E il suo talento non tardò a emergere. Si trovò a parlare con alcuni ufficiali cartaginesi. Venne a conoscenza della sconfitta di Adys. Si fece dire per filo e per segno quali erano le forze in campo e le mosse dei due schieramenti. Alla fine affermò che la causa della sconfitta dei Cartaginesi non doveva essere ricercata nel valore dei romani ma nell'inesperienza dei capi punici. Nella disperazione del momento, qualcuno intese nelle parole dello spartano, la speranza di una rivincita. Egli fu invitato a esporre le sue teorie dinanzi al Senato punico. Con determinazione spiegò che l'errore di Adys fu quello di non aver combattuto su un terreno pianeggiante, lì dove gli elefanti avrebbero potuto avere un maggiore e devastante impatto offensivo. Le sue argomentazioni convinsero gli anziani ad affidargli ciò che restava dell'esercito. Santippo iniziò ad addestrare gli uomini facendoli muovere sul modello delle falangi macedoni. Ogni giorno, fuori le mura di Cartagine, lo stratego conduceva le truppe con ardore e ferrea disciplina. In poco tempo la differenza tra il suo valore militare e quello dei condottieri punici fu chiaro a tutti. Era giunto il tempo della rivincita contro Roma. Furono gli stessi uomini a pretendere di essere guidati sul campo da chi li aveva resi di nuovo soldati. Santippo affrontò i romani di Regolo nella Battaglia di Tunisi nel 255 a.C. Il suo schieramento prevedeva gli elefanti in prima linea, subito dietro le poderose falangi formate da cittadini di Cartagine, protette sul lato destro dai mercenari pesanti. Alle ali, le cavallerie e gli schermagliatori. L'esercito punico ammontava a 12.000 fanti, 4000 cavalieri e 100 elefanti.
Possibile rappresentazione di Santippo da un'illustrazione.
Possibile rappresentazione di Santippo da un'illustrazione.
La campagna d'Africa di Marco Atilio Regolo del 256-255 a.C.
La campagna d'Africa di Marco Atilio Regolo del 256-255 a.C.
"Regolo ritorna a Cartagine" dipinto di André Corneille Lens (1739-1822).
"Regolo ritorna a Cartagine" dipinto di André Corneille Lens (1739-1822).
Atilio Regolo contava su 15.000 fanti e 500 cavalieri. Il console schierò le truppe tenendo conto della forza d'urto degli elefanti punici ma sottovalutò di molto le reali capacità degli avversari. I veliti furono posti davanti alla fanteria organizzata in più linee in modo da offrire al nemico un fronte profondo ma stretto. I cavalieri si sistemarono alle ali. Santippo, muovendo su un terreno pianeggiante presso le rive del fiume Bagradas (oggi noto come "Medjerda"), riportò una roboante vittoria. La sua numerosa cavalleria ebbe gioco facile con la controparte romana. L'addestrata fanteria romana resistette inizialmente all'urto degli elefanti. I legionari alla sinistra dello schieramento assalirono con forza l'ala destra punica occupata dai mercenari. Questi andarono in rotta. I romani si trovarono ben presto assaliti sui fianchi e alle spalle dalla cavalleria cartaginese. Gli elefanti dilagarono tra le file capitoline facendo strage di uomini. I pochi che uscirono dalla calca si trovarono contro la potente falange cartaginese. Fu un massacro. A fronte di soli 800 caduti tra i mercenari, Santippo causò oltre 12.000 perdite ai romani. Atilio Regolo fu fatto prigioniero insieme a 500 sopravvissuti romani. Il console aveva tentato la fuga ma era stato raggiunto ben presto dai cavalieri punici. 2000 legionari, quelli dell'ala destra che avevano sfondato il fronte cartaginese, trovarono rifugio nella città di Aspide.

Santippo lo spartano tuttavia, passata l'euforia della vittoria, si accorse di non essere più gradito dalle famiglie più potenti di Cartagine, gelose del suo successo. Comprese che correva il pericolo di fare una brutta fine. Trovò un imbarco per la Grecia, ma una volta al largo, la sua barca affondò. Lo storico Diodoro Siculo ipotizzò la lunga mano di Cartagine dietro la dipartita del condottiero. Questo triste epilogo non è confermato da Polibio anche se il passo specifico in cui narra il finale della storia è andato perduto. Il mercenario potrebbe essere tornato a Sparta oppure aver preso servizio in Egitto, alla corte di Tolomeo Evergete. Risulta infatti un Santippo quale governatore dei possedimenti tolemaici nella regione dell'Eufrate nel 245 a.C. I cartaginesi continuarono a combattere utilizzando i suoi insegnamenti. Anni dopo Annibale, nella Battaglia di Canne (216 a.C.), schierò 10.000 veterani africani, organizzati in falangi, l'eredità del valoroso eroe spartano. Destino peggiore toccò ad Atilio Regolo. Secondo la tradizione, egli fu rimandato a Roma per convincere il Senato a stipulare la pace. Il patto prevedeva che in caso di diniego, Regolo sarebbe tornato a Cartagine, pagando con la vita il rifiuto romano. Una volta nell'Urbe, Regolo tutto fece tranne che perorare la causa cartaginese. Anzi, chiese al Senato di continuare la guerra, spiegando che Cartagine, a causa delle terribili condizioni economiche in cui versava e dei contrasti politici interni, alla lunga non avrebbe resistito alla pressione bellica. Marco Atilio Regolo torno nella città punica per riferire. Fu torturato in modo tremendo e morì da eroe, rotolando giù per una collina, chiuso in una botte irta di chiodi.

Bibliografia e note:
  • "Storie", Polibio. Bur-Rizzoli (2002).
  • "Storia Romana", Giovanni Geraci e Arnaldo Marcone. Le Monnier Universitò (2015).
  • "Il dipinto "Regolo ritorna a Cartagine" è di André Corneille Lens (1739-1822).
  • La piantina della campagna d'Africa di Regolo è tratta da Wikipedia con la seguente Licenza d'uso.
  • Per l'illustrazione dell'oplita greco reperita in rete non si conosce autore o licenza d'uso. L'autore ne può richiedere immediata rimozione scrivendo a info@ilsaperestorico.it.  
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