La monarchia romana - Il Sapere Storico. De Historia commentarii

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La monarchia romana

Storia romana > La Monarchia

 

Articolo a cura di Andrea Contorni R.

Un sovrano dimenticato e le spolie opime

Fonti letterarie in merito alle origini di Roma e al periodo monarchico sono Livio con l'opera "Ab Urbe condita" e Dionigi di Alicarnasso con "Antichità Romane". Il periodo monarchico vide la successione di sette re, con un'alternanza tra latini e sabini nei primi quattro. Gli ultimi tre furono etruschi. Il primo re fu Romolo, seguì Numa Pompilio, poi Tullo Ostilio, Anco Marcio, Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio il Superbo. In realtà esiste un re dimenticato che governò per cinque anni insieme a Romolo. Il suo nome era Tito Tazio ed era il sovrano di Cures, un'antichissima città della Sabinia. Cures fu fondata dal mitico eroe sabino Modius Fabidius, figlio di una fanciulla del luogo e del Dio Quirino. Cures, il cui nome deriva da curis, (in lingua sabina significava "lancia") o dal nome del Dio Quirino , era protetta da Marte. Nel tempo divenne il centro più importante della regione. La storia della fondazione di Cures ha forti affinità con quella di Roma. Sotto il regno di Tito Tazio avvenne il famoso Ratto delle Sabine. Dionigi di Alicarnasso ritiene che tale evento sia avvenuto nel terzo anno dalla fondazione di Roma. Livio parla di qualche mese. Rimane il fatto che a Roma le donne scarseggiavano. Furono mandati ambasciatori dai popoli vicini per stipulare trattati di alleanza che favorissero l'unione di nuovi matrimoni. Nessuno accettò. Romolo non si perse d'animo e organizzò dei giochi solenni, i Consulaia dedicati al Dio Conso, probabilmente identificato in Neptunus Equestris, ovvero Nettuno protettore dei cavalli. Furono invitati i confinanti Sabini, i Ceninensi, gli Antemnati e i Crustumini. Al segnale convenuto i Romani rapirono tutte le donne non maritate lasciando fuggire gli uomini. Ne scaturì una lunga guerra al termine della quale erano rimasti i soli Sabini a contrastare Roma. Tito Tazio grazie al tradimento della vestale Tarpeia, figlia del comandante della rocca Spurio Tarpeio, conquistò il Campidoglio.
Nella successiva battaglia avvenuta tra il Campidoglio e il Palatino, presso un lago che in seguito prese il suo nome (Lacus Curtius), l'eroe sabino Mettio Curzio uccise in duello Osto Ostilio, valoroso compagno d'arme di Romolo. Furono le donne sabine rapite anni addietro a intervenire per far terminare le ostilità. A nessuna era stata fatta violenza dai Romani. Molte portavano in braccio i figli, frutto dell'unione tra i due popoli e li mostravano con orgoglio. Era avvenuta la fusione tra Romani e Sabini. Tito Tazio fu associato al trono di Romolo. Si formò una monarchia collegiale.

"Il Ratto delle sabine" nel dipinto di Jacques-Louis David, 1795-1798, Parigi, Museo del Louvre
"Le Sabine" nel dipinto di Jacques-Louis David, 1795-1798, Parigi, Museo del Louvre.

«Là mentre stavano per tornare a combattere nuovamente, furono fermati da uno spettacolo incredibile e difficile da raccontare a parole. Videro infatti le figlie dei Sabini, quelle rapite, gettarsi alcune da una parte, ed altre dall'altra, in mezzo alle armi ed ai morti, urlando e minacciando con richiami di guerra i mariti ed i padri, quasi fossero possedute da un dio. Alcune avevano tra le braccia i loro piccoli... e si rivolgevano con dolci richiami sia ai Romani sia ai Sabini. I due schieramenti allora si scostarono, cedendo alla commozione, e lasciarono che le donne si ponessero nel mezzo
(Plutarco, Vite parallele, Vita di Romolo)

I Sabini si stabilirono sul Quirinale mentre i Romani rimasero sul Campidoglio. Tutti si chiamarono Quiriti (Curiti dalla città di Cures) in onore del popolo di Tito Tazio. La fine di questo re è emblematica. Qualche tempo dopo, alcuni suoi parenti arrecarono offesa agli ambasciatori dei Laurenti. Questi fecero appello al diritto delle genti. Tazio decise di non punire i consanguinei. Il castigo divino non tardò a venire; mentre svolgeva un solenne sacrificio a Lavinium, Tazio fu sorpreso e ucciso dai Laurenti. Romolo accettò l'evento con rassegnazione e ritornò a essere l'unico e solo re di Roma.

Tornando un istante indietro alla furiosa guerra che si scatenò tra i Romani e i popoli che videro rapite le loro giovani figlie, va menzionata la figura malinconica di Acrone, re di Caenina. Oltremodo impaziente per l'offesa subita dal suo popolo, Acrone che era un guerriero forte e valoroso, affrontò Romolo in duello. Fu ucciso e Caenina cadde al primo assalto. Si verificò il primo caso nella Storia di Roma di spolia opima. Narra Livio che Romolo salì sul Campidoglio in processione, portando in spalla le armi e la corazza di Acrone. Tra lo stupore della folla, depose i trofei ai piedi di una quercia sacra ai pastori. Tracciò dunque i confini di un tempio e disse: «Io Romolo, re vittorioso, offro a te, Giove Feretrio, queste armi regie, e dedico il tempio tra questi confini... in modo che sia dedicato alle spolie opime, che coloro che verranno dopo di me porteranno qui dopo averle sottratte a re e comandanti uccisi in battaglia.» Il tempietto di Giove Feretrio sul Campidoglio fu il primo tempio consacrato di Roma. In seguito ci furono altri due casi riconosciuti di spolia opima: nel 428 a.C, il console Aulo Cornelio Cosso nella battaglia di Fidene uscì vincitore dallo scontro con il re etrusco di Veio, Lars Tolumnio. Nel 222 a.C. Marco Claudio Marcello eliminò in duello Viridomaro, re degli Insubri. Nel 29 a.C. Marco Licinio Crasso, nipote del triumviro morto a Carre nel 53 a.C., chiese ad Augusto di essere insignito della spolia opima per aver ucciso il re dei Bastarni. L'imperatore non concesse tale privilegio e la carriera politico-militare di Crasso, inviso al Palazzo, cadde nell'oblio.

Romolo, il primo rex, uccisore di Acrone, porta le sue spoglie al tempio di Giove dipinto di Jean-Auguste-Dominique Ingres, 1812
Romolo, il primo rex, uccisore di Acrone, porta le sue spoglie al futuro tempio di Giove. Dipinto di Jean-Auguste-Dominique Ingres, 1812.

La monarchia e l'organizzazione del "popolus exercitus" con Servio Tullio

La monarchia romana ebbe come peculiarità quella di essere un istituto elettivo. Seguendo Livio, alla morte di Romolo, il Senato, (composto da cento patres), detenne il potere per un anno in una fase chiamata interregno. I senatori si divisero in dieci decurie. Ognuna elesse un proprio rappresentante che governò per cinque giorni di fila come interrex, cedendo poi il comando al collega seguente. Nella successione a Tullo Ostilio, l'interrex di turno convocò in breve tempo i Comitia Curiata (l'assemblea di tutti i maschi adulti) che elessero Anco Marcio. Decisione che il Senato ratificò. Ne sovviene che uno dei compiti del Senato fosse proprio quello di individuare chi doveva succedere al trono. Il candidato veniva presentato all'assemblea del popolo che esercitando la "Lex curiata de imperio" lo investiva dell'imperium. Subito dopo riceveva la ratifica dei patres. I Comitia Curiata vennero istituiti dalla coppia Romolo-Tito Tazio. La popolazione fu divisa in trenta curie, dieci per ognuna delle tribù originarie, i Ramnes (Latini), i Tities (Sabini) e i Luceres (probabilmente Etruschi). Per quanto il potere monarchico fosse assoluto, era buona creanza che il rex si consultasse con il Senato e con l'assemblea del popolo. Tra le maggiori colpe di Tarquinio il Superbo, ultimo re di Roma, a detta di Livio, sta proprio l'aver escluso dalla vita politica dell'Urbe sia il Senato che i Comitia, dando vita a una tirannide. Il Magister Populi inteso come comandante dell'esercito e il Magister Equitum, suo sottoposto, a capo degli equites, dovrebbero essere state figure magistratuali di ausilio al rex. Servio Tullio in una incisione di Frans HuysServio Tullio prese la corona con una procedura illegittima, per intercessione di Tanaquil, consorte del defunto Tarquinio Prisco. Al sesto re di Roma, la tradizione attribuisce l'istituzione del census ovvero la suddivisione della cittadinanza in classi su base timocratica. Il census fu stabilito per identificare gli uomini atti a servire nell'esercito. L'ordinamento centuriato ebbe come base il census nell'organizzazione del popolus exercitus in cinque classi combattenti, distinguibili in base al patrimonio e al conseguente armamento. Ogni classe forniva un preciso numero di centurie di combattenti divisi per età tra seniores e iuvenes. Il numero totale delle centurie era 192 più una centuria (193) di non combattenti corrispondente alla sesta classe. La prima classe, (patrimonio individuale oltre i 100.000 assi), prevedeva 80 centurie di pedites e due di fabrii. Le 18 centurie di equites erano assimilabili a quelle di prima classe. Questi uomini potevano permettersi le panoplie più elaborate e costose (armamento offensivo e difensivo). La seconda e la terza classe (20 centurie per ognuna con un patrimonio dai 100.000 ai 50.000 assi) portavano in campo fanti con un armamento simile ai primi ma di qualità inferiore. La quarta e la quinta (20 e 30 centurie con patrimoni dai 50.000 agli 11.000 assi) schieravano uomini armati alla leggera con sole armi da offesa. Alla quinta classe erano assimilabili due altre centurie, una di tubicines (suonatori di tuba e buccina) e una di cornicines (suonatori di cornu), uomini necessari alla segnalazione degli ordini militari. La sesta classe non schierabile sul campo di battaglia, era costituita dai capite censi, coloro che possedevano un patrimonio sotto gli 11.000 e non erano in grado di armarsi. Potevano essere arruolati a spese dello Stato solo in casi di emergenza, di solito per la difesa della stessa Roma. L’esercito serviano poteva contare su un totale di circa 17.000 fanti (170 centurie), 1800 cavalieri (18 centurie) e personale di servizio (4 centurie) organizzati in due legioni che adottavano tattiche e schieramento tipiche della falange oplitica di stampo greco/etrusco. La prima classe, schierata in prima linea, era l’orgoglio dell’esercito regio; equipaggiata di elmi corinzi e attici, corazze in bronzo e in ferro e grandi scudi rotondi (clipei), mostravano al nemico un muro di aste nella più ferrea tradizione oplitica. L'assemblea del popolo in armi si riuniva nei Comitia Centuriata che in epoca repubblicana sostituirono in importanza quelli Curiata, assumendo una funzione politica che con Servio Tullio non era in essere. Le fonti presentano degli anacronismi storici nella valutazione monetaria delle classi suddette. La prima monetazione romana comparve nel III sec. a.C. e non nel VI. Non possiamo escludere che Servio Tullio abbia provveduto a un'embrionale suddivisione del popolo romano in base al patrimonio individuato nel peso del metallo e non nel numero delle monete. Interessante al riguardo è il passo del giurista Gaio in "Istituzioni" di cui sotto. Servio Tullio provvide anche all'organizzazione territoriale del corpo civico romano, sostituendo le tre tribù arcaiche (Ramnes, Tities e Luceres) con quattro tribù urbane e alcune altre tribù rurali. A queste tribù non si apparteneva per origine etnica ma per residenza. Le tribù territoriali serviane rappresentarono la base dei futuri Comitia Tributa.

«Un tempo si usavano solo monete di bronzo, ed erano assi, dupondi, semissi, quadranti, né era in uso alcuna moneta d'oro o d'argento, come possiamo ricavare dalla legge delle dodici Tavole; e di queste monete il valore e il potere non era nel numero ma nel peso; [...] pertanto chi un tempo dava denaro non lo contava ma lo pesava [...] poiché all'inizio gli assi pesavano una libbra, mentre il doppio pesavano i dupondi, anche il peso dei semissi e quadranti era rapportato a quello dell'asse.»
(Gaio, Istituzioni, 1, 122)

Bibliografia e immagini
- "Storia romana", Giovanni Geraci e Arnaldo Marcone. Le Monnier Università.
- "Fonti per la Storia romana", Giovanni Geraci e Arnaldo Marcone. Le Monnier Università.
- "La Civiltà dell'Antica Roma", Pierre Grimal, Newton Compton Editore.
- "Testo Atlante di Storia Antica", S. Crinò, Soc. Editrice Dante Alighieri.
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Data di pubblicazione articolo: 23 marzo 2019
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