La scelta del colle e il rituale sacro della fondazione di una città romana
Il mundus, il solco primigenio e la nascita del pomerium
Premetto che del mito di Romolo e Remo esistono diverse versioni che differiscono l'una dall'altra per tanti grandi e piccoli particolari. Lo stesso Livio riporta due varianti circa la morte di Remo. Ne abbiamo una ancora più tragica nel racconto di Plutarco e una davvero curiosa nell'opera storica Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum, attribuita a Lucio Anneo Floro. Veniamo alla leggenda; Romolo occupò il Palatino e Remo l'Aventino. Entrambi dovevano attendere gli auspici per fondare una nuova città perché essendo gemelli non vi era diritto di età. A Remo sarebbero apparsi sei avvoltoi. Subito dopo Romolo ne vide dodici. Si animò una rissa armata tra seguaci dell'uno e dell'altro. Remo cadde nella ressa. Prima di raccontare le altre due interessanti versioni tra cui quella più universalmente riconosciuta, intendo spiegare il preciso rituale religioso che si svolgeva in occasione della fondazione di un insediamento in epoca romana. La fondazione di una città non era un semplice atto urbanistico, ma un rito sacro di straordinaria importanza, attraverso il quale lo spazio veniva sottratto al caos della natura e consacrato agli dèi. Dopo aver interrogato la volontà divina tramite gli auspici, il fondatore tracciava il solco primigenio (sulcus primigenius) utilizzando un aratro trainato da un toro e da una vacca dal manto bianco. Questo gesto non aveva solo un valore simbolico: definiva un confine invalicabile che separava il mondo urbano dallo spazio esterno. Il solco primigenio indicava il percorso lungo il quale sarebbero state erette le mura cittadine. Non era continuo in corrispondenza dei punti destinati alla future porte: qui l'aratro veniva sollevato a indicare i soli varchi consentiti tra interno ed esterno. Accanto a questo gesto si collocava la creazione del mundus, una fossa rituale scavata nel punto centrale della futura città, all'incrocio esatto tra le due strade principali, all'interno della quale venivano deposti oggetti simbolici e offerte votive, a sancire il legame tra la comunità, la terra e le divinità. La fascia sacra adiacente al solco primigenio era il pomerium (dal latino post-moerium, "dietro le mura"). Reso stabile e visibile nel tempo grazie ai cippi pomerii, il pomerium era uno spazio consacrato agli deì e rappresentava il vero limite religioso e giuridico della città. All’interno del pomerium vigevano norme rigorose: non era consentito costruire o seppellire i morti né introdurre armi o eserciti, perché quello spazio era considerato inviolabile e protetto. Il pomerium avrebbe inoltre impedito alle forze maligne di penetrare nell'abitato, ergendosi come una barriera invibile a sua protezione. La città nasceva così non soltanto come insediamento umano, ma come entità sacra, fondata su un confine che era al tempo stesso religioso, politico e identitario. Fu proprio la violazione di questi limiti, secondo la tradizione, a causare il drammatico gesto di Romolo contro Remo, trasformando il primo solco tracciato sul Palatino in uno dei simboli più potenti della civiltà romana.
Il fratricidio che segnò la nascita di Roma
Remo oltrepassa il pomerium e Romolo lo uccide. La sacralità del pomerium nella civiltà romana
Nel giorno 21 aprile del 753 a.C. Roma sarebbe stata fondata. Romolo avrebbe tracciato il solco primigenio e stabilito il pomerium a protezione della nuova città. Ho già parlato della versione del mito secondo cui Remo morì nel contesto di una furiosa rissa tra sostenitori dell'uno e dell'altro fratello. Tuttavia la versione più diffusa racconta che Remo, irato per l'esito degli auspici, abbia varcato con arroganza il solco primigenio, invadendo in armi lo spazio sacro del pomerium. Romolo pertanto lo avrebbe considerato di fatto il primo invasore di Roma, uccidendolo quasi senza pietà. Narra Tito Livio che avvenuto il fratricidio, Romolo esclamò:
«"Questa sorte avrà chiunque altro oltrepasserà le mie mura". Così Romolo rimase solo padrone del potere, e la nuova città prese il nome del fondatore.»
Plutarco parla invece di un terribile inganno ordito da Romolo ai danni del fratello sul numero degli avvoltoi avvistati. La vittoria di Romolo sarebbe stata una frode. Remo, appoggiato da un nutrito numero di sostenitori, tra cui l'anziano pastore Faustolo con il fratello Plistino, mosse contro Romolo che era intento a scavare il solco primigenio. Avvenne una furiosa rissa. Remo passò il solco e un certo Celere, messo a guardia del confine della neonata Roma (o lo stesso Romolo), lo colpì a morte. Celere rientra anche nella versione raccontata nell'Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum: il fedelissimo di Romolo era stato messo a guardia del confine sacro dell'Urbe con l'ordine di uccidere chiunque lo avesse superato. Un ignaro Remo, non conoscendo gli ordini del fratello, distrattamente lo passò con un salto. Cadde trafitto dalla spada di Celere. Romolo ne fu addolorato ma dinanzi al popolo di cui ormai era sovrano, evitò di piangere.
Gli autori antichi si interrogarono sul fratricidio alla base della fondazione di Roma, elaborando diverse interpretazioni. Tito Livio ne fornisce due. In una attribuisce la contesa tra i due fratelli al male atavico della brama di potere. Nella seconda ribadisce il concetto dell'inviolabilità del confine sacro dell'insediamento. Strabone e Plutarco insistono sulla gravità della violazione compiuta da Remo ma insinuano che alla base della vittoria di Romolo ci sia stato un inganno vero e proprio. Cicerone, Orazio e Lucano videro invece nel fratricidio una sorta di maledizione simbolica, alla base di tutte le guerre civili che avrebbero lacerato Roma nei secoli. Gli autori cristiani, tra cui Giustino, Tertulliano e Agostino, interpretarono il gesto come il "peccato originale" del popolo romano.
La sacralità del pomerium nella civiltà romana
Il principio religioso che proteggeva l’identità dell’Urbe
Secondo la tradizione, il giovane Romolo quando fondò Roma e nel difendere il solco primigenio, pronunciò la frase di fuoco che ho riportato poco sopra. Con quelle parole e con l'uccisione del fratello, Romolo stabilì uno dei principi fondamentali della civiltà romana: la sacralità del pomerium. Il rispetto di questo spazio sacro sopravvisse per secoli e rappresentò uno dei pilastri della forza e della perseveranza romana. Da quel primo solco primigenio tracciato sul Palatino nacque una città destinata a trasformarsi da un semplice villaggio di pastori al cuore di un impero che avrebbe dominato il mondo antico.
Bibliografia e immagini
- "Storia romana", Giovanni Geraci e Arnaldo Marcone. Le Monnier Università.
- "Fonti per la Storia romana", Giovanni Geraci e Arnaldo Marcone. Le Monnier Università.
- "La Civiltà dell'Antica Roma", Pierre Grimal, Newton Compton Editore.
- "Gli assedi di Roma", Andrea Frediani. Newton Compton Editore.
- "Testo Atlante di Storia Antica", S. Crinò, Soc. Editrice Dante Alighieri.
- Tito Livio ("Ab Urbe Condita"), Virgilio ("Eneide"), Plutarco ("Vita di Romolo").
- "Il proemio dell'Eneide: testo, parafrasi e spiegazione", articolo di Francesca Mondani.
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- Data di pubblicazione dell'articolo: 21 marzo 2026